Per quel che mi riguarda, a chemin de fer preferisco rivolgermi per la prenotazione a un qualsiasi valletto o alle impiegate, senza differenza e senza indicare quasi mai la preferenza per un numero; che scelgano loro, come vogliono. Però, è importante per me prendere posto alla partita fin dall'inizio, quando ancora il posto è vergine. Debbo essere io a rendermi conto per primo delle opportunità, oggi, di questo posto; e non altri. E sono sempre puntualissimo al tavolo, all'ora dell'apertura della partita, come del resto in qualsiasi altra incombenza della mia vita. Al tavolo di chemin de fer e al mio posto cerco di approdare con cinque minuti di anticipo, in particolare, dal giorno in cui arrivai, non per colpa mia, con un leggero ritardo: il tempo tuttavia necessario perchè l'ispettore, non avvertito, consentisse a un usurpatore di prendere il "mio" banco. Naturalmente, c'era una "passe", una serie, favorevole di una decina di colpi. Ricordo le occhiate di compassione e ironia - tutti gli appassionati di chemin sanno che si tratta di una situazione rituale - con le quali fui accolto dai giocatori seduti al tavolo e dagli spettatori intorno al tavolo, in piedi, una piccola folla, attratti dall'evento. E la gioiosa, precipitosa e sadica premura con cui molti si affrettarono a informarmi dell'accidente. Ogni giocatore sa che, di fronte a uno sberleffo simile della sorte, bisognerebbe avere la forza di rinunciare alla partita, quasi inevitabilmente destinata, dopo questa premessa, a proseguire con esito disastroso. Qualsiasi giocatore si arricchirebbe al gioco, se solo seguisse una linea di buon senso. Quasi nessuno ne è capace e ovviamente anch'io non lo sono, anche se scrivo libri sull'argomento e, in teoria, sono capace di fornire agli altri e a me stesso consigli ricchi di buon senso.
Ma scacciamo i brutti ricordi. Quanto alle prenotazioni, se decido di partecipare a un torneo, ho l'abitudine di prenotare, raccomandando solo che il numero al tavolo sia sempre lo stesso. Non voglio correre il rischio di occupare il posto numero cinque molto sfortunato al sabato e di ritrovarlo fortunatissimo, ma occupato da altri, il giorno seguente. E' vero anche che nella cabala non ci sono regole. Molti giocatori, di diversa mentalità, la pensano in modo esattamente opposto e si lasciano condizionare dall'andamento del gioco. Se un certo posto è stato fortunato venerdi e sabato, essi ritengono che non possa essere fortunato anche alla domenica (mentre altri, convinti come sono che la buona sorte è ripetitiva come la jella, si regolano in modo esattamente opposto).
Un saggio criterio, per chi gioca abitualmente a chemin de fer, diciamo cinquanta o cento partite l'anno, è quello di scegliere sempre lo stesso posto: così, nel lungo periodo, nell'arco di alcuni anni, la fortuna tende a equilibrarsi e a non incidere in misura significativa, rispetto ad altri fattori. Se ti siedi sempre al numero cinque, ti beccherai i momenti sfortunati di questa casa, voglio dire di questa casella, ma ci saranno prima o poi anche i momenti fortunati. Come nella vita, insisto a dire: anche ad Harlem qualche volta splenderà il sole, così come anche nelle agiate e rassicuranti case di Belgravia prima o poi ci sarà qualche inconveniente.
Ci sono poi giocatori che deliberatamente non prenotano: arrivano davanti al tavolo e aspettano pazientemente, a volte anche alcune ore, il loro turno. E così lasciano la decisione all'ispettore, al massimo esprimendogli qualche preferenza: si consegnano volontariamente a una sorte ormai orientata, a partita già iniziata; il primo posto disponibile sarà il loro. A me non piace affatto questo approccio. Penso che sia preferibile inserirsi nella partita all'inizio del primo sabot. Nelle prime due ore, spesso, è possibile capire con sufficiente chiarezza come sia orientata la fortuna; e decidere poi, se restare seduti al tavolo o andarsene, o cambiare posto, se è possibile.
Non mancano altre buone ragioni per la mia appartenenza alla scuola di pensiero, che assegna una notevole importanza alla scelta del posto. Per il gioco di punta, l'importanza del posto è evidente a tutti. Facciamo qualche esempio. Se il banchiere seduto al numero tre è sfortunato e perde regolarmente al primo o secondo colpo, e io sono seduto al numero otto, saranno verosimilmente i giocatori seduti al numero quattro o al cinque, o al sei o al sette, a precedermi nel gioco di punta. E io non riuscirò a trarre, al di là della mia volontà e della mia intelligenza, alcun vantaggio dalla situazione favorevole. Se, inoltre, quel banchiere è un giocatore fortunato, ma timido o comunque prudente, e regolarmente al secondo o terzo colpo vincente passerà la mano, saranno sempre i giocatori seduti prima di me ad avvantaggiarsi dell'opportunità di rilevare quell'allettante banco all'altezza. E non basta. Se alla mia sinistra è invece seduto un giocatore fortunato, prima di rendermi conto della sua fortuna e di lasciare il compito ad altri spericolati sfidanti, avrò perso alcune volte somme forse consistenti, per aver battuto il banco per primo, come si usa (anche se non è obbligatorio). Se poi, alla mia sinistra, questo stesso giocatore passa mano al momento per lui fortunato, ecco compiersi fatalmente o quasi un altro piccolo disastro: perché io mi sentirò psicologicamente obbligato a rilevare il suo maledetto seguito, e dunque a perderlo regolarmente. Per un giocatore di punta ha fondamentale importanza avere al fianco sinistro due tipi di avversari: un giocatore in disdetta, perdente regolare; o fortunato e prudente. Nella prima ipotesi, come minimo, potrà regolarmente finanziarsi le sue uscite di banco; come massimo, nella seconda ipotesi, può sperare di rilevare un seguito di un banco molto fortunato.
Sulla base dell'esperienza, al di là delle opportunità per il gioco di punta, credo sinceramente che anche per il banchiere il posto abbia una certa incidenza. Il sabot gira, una taglia dopo l'altra... Guarda caso, qualche volta dalle cinque del pomeriggio fino all'alba, è quasi sempre il giocatore seduto allo stesso posto, che può contare su una serie piccola o grande di colpi fortunati. Quante volte abbiamo assistito a situazioni di questo tipo? Ovviamente, in nessun gioco, e particolarmente in questo gioco, esistono certezze. (Ne esistono solo due: con zero - in gergo, baccarà - non vinci; con nove non perdi. Ma la certezza totale dell'esito del punto anche in questi due casi - ecco la perfidia dello chemin - non c'è. Con zero dovresti verosimilmente perdere, e invece ti capita di pareggiare e di salvarti da una situazione che pareva irrimediabile, e al colpo successivo, chissà, forse riuscirai a vincere; con nove dovresti verosimilmente vincere e invece, anche in questo caso, e qualche volta la beffa giunge nei momenti cruciali della partita, può succederti di pareggiare. Sono situazioni che si verificano frequentemente, anche se giocatori inesperti o maleducati si lasciano andare a gesti screanzati, per il dispetto. Anche i nostri avversari hanno gli stessi nostri diritti e doveri, di fronte alla sorte). Quante volte avete visto il giocatore, poniamo, seduto al numero otto, alzarsi soddisfatto e con un bel gruzzolo, convinto di avere ormai sfruttato fino in fondo la serata favorevole; e al suo posto arrivare un altro giocatore, e più tardi un altro ancora, e un altro ancora, e tutti utilizzano la buona sorte che quella sera sembra baciare, immutabilmente, la casella col numero otto? E viceversa, in un'altra serata, in quello stesso numero otto, il banco non si ferma mai: cade sempre al primo o al secondo colpo; i giocatori si alternano e sfiduciati si allontanano dal posto numero otto, ma chiunque sieda a quel posto al primo o al secondo colpo regolarmente cade.
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