venerdì, 16 giugno 2006

É anche vero che, a volte, succede esattamente l'opposto. Un giocatore siede a un certo posto e tutti noi assistiamo regolarmente alla triste, per lui, e immediata, regolare caduta del suo banco: ogni volta e ad ogni giro, subito, al primo colpo. Dopo alcune ore quel giocatore se ne va - forse anche perchè, visibilmente, ha perso molto denaro o tutto il denaro che aveva in tasca - oppure chiede di cambiare posto; allo stesso posto si trasferisce un altro giocatore ed ecco, è un altro momento "classico" del melodramma a chemin de fer, ecco che a quel giocatore ignaro e appena arrivato, l'ultimo arrivato, "fresco fresco" come si dice in gergo, arride immediatamente, al primo giro disponibile, una "passe" di banco lunga e travolgente. Il banco della serata. Come spiegarlo? Quali significati attribuire a questo evento, salvo quelli, misteriosi e indecifrabili, legati esclusivamente alla fortuna? Il giocatore perdente se ne è andato portando con sè tutta la sua cattiva sorte, il nuovo giocatore vincente è giunto in quel luogo di apparente disgrazia sorretto da un paio di angeli sorridenti e benedicenti. Là dove il primo lasciava malinconicamente il suo denaro, il secondo giocatore raccoglie copiosamente il denaro degli altri giocatori. L'esperienza insegna ai giocatori più smaliziati di essere cauti, in circostanze di questo tipo, e di non avventurarsi a battere il banco: preferibile, al contrario, proporre un'uscita di banco "in società" al giocatore subentrato in un posto di dolore.
Ecco un'altra domanda difficile, che nuovamente spacca i giocatori in due scuole di pensiero contrapposte: è opportuno cambiare posto, durante la partita, o è meglio mantenere sempre lo stesso, costi quel che costi?
Per quel che mi riguarda, io appartengo alla categoria dei "movimentisti", e perciò chiedo di cambiare posto o tavolo anche due o tre volte nella stessa serata. Qualche volta mi è andata bene, altre volte - considerato puntualmente dagli avversari al tavolo, come ormai sappiamo, con compassione e ironia - ho peggiorato vistosamente la mia situazione e ho lasciato il mio posto, all'improvviso e miracolosamente divenuto fortunato, ad altri. Per evitare questa disastrosa evenienza, ci sono giocatori che non cambiano mai e restano seduti al loro posto con incrollabile fiducia, con disciplinata fermezza: qualsiasi cosa succeda, certamente non avranno nè rimpianti nè rimorsi. Fedeli fino all'ultimo, mi ricordano quei combattenti giapponesi della seconda guerra mondiale, che hanno continuato a tenere le armi, senza abbandonare il loro posto, anche quando la guerra era finita da un pezzo.
A chemin de fer, diciamo la verità, una scelta può valere l'altra. Importante, per gustare appieno le opportunità del gioco, è credere in una propria identità, non dico un'ideologia, che può sembrare una parola pomposa anche se, negli anni, vi si può credere con una certa coerenza. Basta anche una semplice idea superstiziosa a cui far riferimento, al momento di prendere scelte piccole o importanti. La mia convinzione, per quel che riguarda il gioco di punta, quando la posizione al tavolo sia evidentemente sfavorevole, è che sia importante cambiare posto. Ammesso, naturalmente, che ce ne sia la possibilità e che il giocatore, seduto nella posizione favorevole, abbia la buona (per noi) idea di alzarsi e lasciare inopinatamente ad altri quel suo bel posticino.
Giocando a chemin de fer, vi capiterà qualche volta di ascoltare discussioni tra giocatori in piedi e l'ispettore di turno. Come abbiamo visto, è l'ispettore ad assegnare i posti al tavolo, quando la partita è iniziata. Nel suo libriccino segna i nomi dei giocatori, che intendono fare la loro prenotazione. L'ispettore non segue affatto un criterio di precedenza, anche se con garbo assicura il contrario, per non offendere nessuno: il tavolo di chemin de fer non è, per nessun aspetto, e quindi anche per la precedenza, equiparabile a uno sportello dell'anagrafe o di un ambulatorio medico. Non possono esserci regole democratiche. Un buon ispettore sa che deve riservarsi qualche opportunità, per giocatori importanti che arrivino inattesi e meritino, per esperienza e curriculum, di trovare un posto al tavolo al più presto. Nei limiti del possibile, l'ispettore deve fare attenzione a predisporre una equilibrata composizione dei tavoli, in modo che i giocatori siano bene assortiti, secondo il loro livello e il loro modo di giocare. E' interesse di tutti, anche di coloro che aspettano in piedi il loro turno per ore, che i giocatori più "forti" possano essere accolti e messi in condizione di giocare a loro agio: sono loro, per primi, ad animare la serata e le varie partite ai tavoli. E' volgare dire perchè? Come sempre nella vita, in cui l'economia regola quasi tutto, è l'argent al centro del problema. Lo chemin de fer è un gioco che si disputa tra giocatori e vede in palio somme di denaro. Se nella partita sono impegnati giocatori di alto livello, sia per le risorse economiche sia per la determinazione di metterle in gioco, la serata sarà emozionante e interessante: offrirà a tutti qualche opportunità. La casa da gioco ha il suo interesse nella percentuale che le spetta sulle somme, che si giocano di banco. Il grande giocatore, avendone la possibilità, tiene il banco senza paura anche quando arriva a cifre da batticuore, compra seguiti importanti, gioca di punta audacemente. Tiene alto il livello del gioco.
Può capitare di vedere ai tavoli dove si gioca lo chemin de fer alcuni posti vuoti, a volte anche per un paio di ore. E tutt'intorno c'è folla, le prenotazioni fioccano. Che succede? Potete scommettere che i posti vuoti sono assegnati a giocatori importanti. Forse sono in ritardo, forse si sono alzati e non hanno fatto più ritorno, attratti da altri giochi, in altre sale. L'ispettore, giustamente, "difende" questi posti: rincorre i grandi giocatori ai tavoli di roulette o al bar o nelle sale del privé; si fa dare i gettoni necessari per l'uscita. In questi casi, secondo regolamento, è l'ispettore a sfilare le carte - in rarissimi casi di emergenza può farlo il croupier - per conto del grande assente e a giocare la mano, per conto suo. Una battuta frequente è la seguente: mai visto un ispettore fare una "passe" positiva. Gli ispettori, impermeabili, sorridono e sopportano. Si tratta, come è evidente, di una sciocchezza: primo, perchè raramente un ispettore sfila le carte, e quindi ha meno probabilità di altri giocatori di indovinare una "passe"; secondo, e soprattutto, perchè quasi sempre la consegna del giocatore assente è di passare mano, eventualmente, dopo la terza mano vinta.
L'ispettore, se può, riserva le sue piccole cortesie anche ai giocatori di minor livello. Rispetta la prenotazione, accetta le uscite - secondo regolamento - per una breve assenza dal tavolo. A mio parere, il buon ispettore è quello che applica rigorosamente, e senza paura, il regolamento in caso di contestazioni o incidenti; e tuttavia quando, augurabilmente, non ci siano nè contestazioni nè incidenti, è anche quello che cerca di creare la miglior atmosfera ai tavoli, con la migliore accoglienza ai giocatori in grado di far movimento. Così come nel calcio sono i grandi campioni a fare grandi le squadre e le partite, allo stesso modo a chemin de fer sono i grandi giocatori a fare grande il tavolo e appassionanti le serate. E così come i campioni del calcio favoriscono il tifo, la simpatia, la passione per il gioco del calcio - allo stesso modo sono i veri campioni di chemin, i giocatori di animo forte e tranquillo, a rendere popolare e interessante questo gioco, tramandandone il gusto e la cultura di generazione in generazione.

Prima di passare oltre, vorrei ricordare che a chemin de fer ci sono le più stravaganti opportunità: per questo motivo sostengo che, dietro un'apparente semplicità, è straordinaria la complessità - perfida - delle situazioni possibili. Ad esempio, proprio per quel che riguarda "il posto". Succede, specie all'inizio della partita ma anche durante il suo svolgimento, che un posto sia del tutto libero, privo di prenotazioni, oppure che il titolare si sia allontanato momentaneamente, per mancanza di denaro o per altri motivi. Insomma, in quel momento il posto è libero, si può chiedere una mano di banco. Come si fa a conquistarne il diritto? Tra i giocatori in piedi, ci sono quelli sveltissimi e pronti di riflessi, capaci di precedere gli altri: essi sanno che la richiesta deve essere indirizzata preferibilmente all'impiegato addetto ai cambi dei soldi e dei gettoni, piuttosto che al croupier o all'ispettore (de minimis non curat praetor). L'assegnazione della mano viene fatta secondo ordine di precedenza. Ed ecco un'opportunità notevole. La mano di banco, conquistata tanto casualmente, giocata in piedi in attesa dell'arrivo del titolare in posto, può coincidere - quante volte lo abbiamo visto! - con una "passe" favolosa. I giocatori abituali, i più forti e conosciuti, sono favoriti anche in questo caso, se è possibile che ciò avvenga senza offendere i diritti altrui. Quante volte avete visto le mogli e le compagne, le accompagnatrici dei giocatori seduti al tavolo impegnate a sfilare un po' maldestramente, data la loro inesperienza, le carte dal sabot? Non c'è scandalo, in questi presunti favoritismi, a mio parere. Il regolamento è rispettato: se poi, negli spazi lasciati liberi dal regolamento, c'è la possibilità di avere il classico "occhio di riguardo" per i giocatori più importanti, che male c'è? Questo è un Paese che sopporta file di auto blu e scorte impressionanti per qualsiasi politicante da strapazzo. Che male c'è, se al tavolo da chemin i protagonisti veri, i giocatori importanti, sono considerati con rispetto e attenzione?
Ho accordato tanto spazio, forse troppo, ai preliminari. E quando il gioco si fa duro, le domande cruciali a chemin de fer sono altre. Una, sopra tutte. Come vedremo nel prossimo capitolo.

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postato da: cesarelanza alle ore 08:10 | Permalink | commenti
categoria:005 - il banco della serata