Da seicento anni almeno i giocatori di chemin de fer non sono riusciti a risolvere il problema fondamentale, che rende tanto avvincente questo gioco: è preferibile giocare di banco, o di punta? E soprattutto: quando si ha il banco, e se si vince, fino a che punto bisogna tenerlo, prima di passare la mano? (Questo è il problema in ogni gioco. Accontentarsi della vincita e smettere: ma quando?)
Rispondere esattamente a queste due domande significherebbe aver individuato un modo sicuro per vincere. Ma in qualsiasi gioco d'azzardo la sicurezza di vincere è impossibile. D'altra parte, quale interesse avrebbe, un vero giocatore d'azzardo, verso un gioco in cui l'azzardo non ci fosse più? Gli scienziati, i matematici (sempre citatissimo Pascal, al quale viene attribuita, senza certezza, la determinazione dei numeri sulla roulette), si sono applicati per secoli, senza trovare vie di uscita, salvo l'indicazione del calcolo delle probabilità sfavorevoli. Una volta, in un dibattito televisivo, mi sono trovato di fronte a un bravo matematico italiano, docente universitario, il quale aveva scritto un libretto, con la collaborazione di altri dotti colleghi, allo scopo di dimostrare che il calcolo delle probabilità è assolutamente contrario ai giocatori. E così ingenuamente credeva di aver liquidato, una volta per tutte, il problema. Invano ho cercato di spiegargli che la sua ineccepibile analisi per una persona di buon senso rappresenta un punto di arrivo. Per un giocatore, invece, è il punto di partenza. Un matematico spende, ammirevolmente, buona parte della sua vita per arrivare a dimostrare che, statisticamente, non ci sono speranze possibili per i sogni dei giocatori. Ma i giocatori questo svantaggio matematico lo conoscono perfettamente, senza averci dedicato alcun studio; lo considerano scontato. E' proprio la sfida contro la sorte, che gli assegna minori probabilità di successo, ad affascinare il giocatore al momento in cui affronta una partita di azzardo.
A differenza di altri giochi, per di più, lo chemin de fer pone di fronte e sullo stesso piano i giocatori. Le probabilità, nello scontro tra i giocatori, sono uguali per tutti. Il padre dello chemin è il baccarà, importato probabilmente da Macao. Le regole sono simili. La differenza principale è che nello chemin de fer il casinò assume il semplice ruolo del garante fra i giocatori e sono i giocatori, a turno, a tenere il banco: fino a quando perdono o fino a quando, vincendo, non decidono di passare la mano.
Non ci sono indizi incontestabili per indicare la data di nascita e il luogo di origine del baccarà. I francesi lo considerano un gioco italiano ed è probabile che in Italia fosse già conosciuto nel 1400. In Francia si affermò alla fine del quindicesimo secolo: lo introdussero i soldati di Carlo VIII, che lo avevano imparato in Italia. C'è poi chi attribuisce al regno di Luigi Filippo (1830-1848) uno sviluppo significativo della popolarità del baccarà e l'assestamento delle regole moderne.
Lo chemin de fer è un gioco tipicamente latino: si è imposto in Italia e in Francia, ha successo nei paesi sudamericani. Agli anglosassoni non piace granchè. Nella sua Encyclopédie de la Pléiade, vol.23, Roger Caillois alla voce "Jeux et sports" afferma che il baccarà arrivò negli Stati Uniti solo nel 1911, e ben presto finì nell'oblio, soprattutto per il crescente successo del black jack.
Lo chemin de fer arrivò negli Stati Uniti dopo la prima guerra mondiale, facendosi strada in ambienti più snob, ad esempio a Palm Beach, in Florida.
Ebbene, in seicento anni, milioni di giocatori si sono divertiti pazzamente, e quasi tutti ci hanno lasciato le penne, arrovellandosi su un quiz che meriterebbe uno spot divulgativo simile a quello lanciato in televisione, in tempi recenti, per il telefono: mi ami? quanto mi ami? A chemin de fer il quiz è il seguente: passare? quando passare? Ritengo più probabile che gli uomini riescano ad andare sulla Luna tranquillamente per il week end, e che siano debellate le più spaventose malattie, è più probabile che sia scoperto l'elisir dell'eterna giovinezza, insomma è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, piuttosto che tra un secolo o due, o anche un millennio, qualcuno riesca a dare una risposta conveniente al quiz fondamentale dello chemin de fer. Ammesso, naturalmente, che tra un millennio - come sinceramente mi auguro, nella tenue e folle speranza di essere letto dai posteri - l'umanità interessata al gioco si appassioni ancora ai misteri del sabot.
Qual è la condotta migliore di gioco per portare a termine una partita di chemin con un risultato soddisfacente? Ridiscendendo dalle stelle alle stalle, vi riferirò l'opinione - a mio parere molto persuasiva - di un vecchio croupier di Venezia. "Amici cari," mi ha detto una volta "se volete divertirvi con una partitina di chemin ogni tanto, non c'è bisogno di consigli: giocate come vi suggerisce il cuore, seguite l'istinto". Insieme con me, un piccolo gruppo di appassionati lo seguiva con attenzione, come davanti a un oracolo Un attimo di pausa. In quel piccolo gruppo nessuno di noi era un giocatore per passatempo, una volta l'anno. Tutti lo guardammo, pur restando in silenzio, con una espressione significativa che voleva dirgli: per favore, non prenderci in giro.
"Ma voi", annuì l'anziano croupier "non siete giocatori che si divertono facendo una partitina ogni tanto. Se giocate almeno cento volte l'anno, invece, seguite questi tre consigli e quasi certamente il vostro bilancio risulterà molto soddisfacente:
1) Il primo consiglio, per il gioco di punta, è di battere banco solo al quarto colpo o nei colpi successivi, se non vi è possibile al quarto: qualunque sia la cifra;
2) Il secondo consiglio, quando vi tocca di fare il banchiere, è di uscire con una cifra consistente, abbastanza alta, e di passare mano dopo il secondo colpo vinto;
3) Il terzo consiglio è di rilevare all'altezza - di qualsiasi cifra si tratti - tutti i seguiti che vi sia possibile prendere e di tenere il banco per un solo colpo, possibilmente senza accettare la compartecipazione a metà di altri giocatori".
Fin qui il croupier veneziano. Posso aggiungere che sono persuaso anch'io che questo schema di gioco, questa condotta possano assicurare - nell'arco delle cento partite - notevoli soddisfazioni sotto il profilo economico, a patto di applicare regolarmente, e rigidamente, tutte e tre le regole. Così come tanti altri metodi tattici di gioco. Il problema è un altro. Affinchè un buon metodo di gioco possa concedere buone chances, oltre ad infliggere gli inevitabili colpi negativi, è indispensabile che sia rispettato rigorosamente, senza deroghe nè deviazioni, di alcun tipo. E chiedere a un giocatore di seguire scrupolosamente e disciplinatamente un certo tipo di condotta, e di asservirsi a uno schema costantemente, senza voli di fantasia, senza colpi di ingegno, senza improvvisazioni di nessun genere, è come pretendere (mi scusino tutti i giocatori, per l'irrispettoso paragone) dalle professioniste di un bordello che all'improvviso si adeguino a severe regole di castità. E' possibile che il miracolo succeda. Ma è improbabile. E, se succede, è probabile che dopo un breve periodo, non sufficiente a rifarsi una verginità, subito si torni a una dissolutezza totale.
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