mercoledì, 28 giugno 2006

Il giocatore educato, anche se superstizioso, non parla delle sue ossessioni, non trasmette inquietudine al socio nè gli infligge consigli o ammonimenti con smorfie o battutine; non butta le carte in faccia agli avversari se perde, non gongola se vince, non prende in giro i perdenti, non li sfotte, non li compiange; scopre le carte in modo che non solo l'avversario diretto, ma tutti, i giocatori, il croupier e anche gli spettatori, possano vedere e verificare con facilità il punteggio e seguire lo sviluppo del gioco.
Il buon giocatore sa che lo chemin de fer è forse l'unico gioco al mondo che si può giocare senza proferire parola. Basta un colpetto (lieve, non è necessaria una manata) sul tavolo verde per far sapere che si vuole battere il banco; per puntare basta collocare i propri gettoni correttamente al di là della linea segnata sul tappeto verde; per passare la mano, basta accantonare il sabot senza gesti plateali, assestandogli, se si vuole, un colpetto con la mano. Quando si gioca di punta, è consuetudine generale, non avallata dal regolamento, che basta allargare le prime due carte per indicare che se ne chiede una terza; è sufficiente incrociare le due carte, se non si vuole la terza; è sufficiente scoprirle, per "battere", come si dice in gergo. cioè indicare 8 o 9. E a sua volta il banchiere, se vuole "restare" con il punto che ha, senza tirare per sè la terza carta, può limitarsi a indicare con la mano le carte al croupier, il che significa inequivocabilmente che non chiamerà; o meglio ancora, per essere più esplicito, può avvicinare le due carte al croupier, come per dire va bene così. Insomma, lo chemin de fer può essere giocato da muti e tra muti.
Basta uno sguardo, a un giocatore esperto, per valutare l'educazione, la correttezza, l'esperienza di qualsiasi giocatore al tavolo, sulla base dei suoi comportamenti, delle parole che dice, dei commenti che fa. Tra gli episodi più divertenti ricordo l'amarezza di un novellino che teneva il banco per tre colpi, quasi regolarmente, e cadeva al quarto. Dopodichè, sconsolato, diceva invariabilmente: non riesco neanche a vincere il quarto colpo! Come se si trattasse di una impresa facile. In realtà, tenere il banco per tre colpi con regolarità è segno di una grande fortuna. (Tra parentesi, ricordo che nessuno, al tavolo, replicava alcunchè al novellino, nessuno si curava di spiegargli come stavano le cose. I giocatori di chemin sono in genere inesorabili, spietati. E dunque tutti erano contenti che il ragazzo, benchè assistito dalla buona sorte, regolarmente buttasse il denaro vinto e sprecasse tutte le opportunità favorevoli).
Le "fissazioni" superstiziose si intrecciano, infine, con il buon dettato della regola, con la tentazione di osare fantasie e falsi tiraggi, con il bon ton.
I numeri della roulette suggeriscono idee superstiziose assai più di quanto non succeda per lo chemin de fer. Ricordo che la somma dei numeri della roulette dà 666, ovvero il numero del diavolo, quello che indica la Bestia nell'Apocalisse di San Giovanni,. Ma 666 si può anche leggere 999, di qui infinite variazioni e battute: la più ironica mi sembra quella che a qualsiasi giocatore, in proporzione alle loro possibilità, manca sempre una lira per fare cento.

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postato da: cesarelanza alle ore 07:20 | Permalink | commenti
categoria:010 - bon ton e superstizione