Ho scelto il grande Giacomo e mi soffermo su di lui perchè - dopo avergli conferito l'omaggio letterario che a mio giudizio merita - egli può essere considerato il tipo elegante e affascinante di personaggio da cui bisogna stare in guardia, al momento di affrontare una partita di azzardo. Diffidate, dunque, di qualsiasi giocatore che abbia:
- conoscenza perfetta di tutti i giochi di carte e comunque di azzardo (a proposito, colgo l'occasione per confidare ai miei lettori che io ne conosco profondamente solo quattro o cinque);
- disinvoltura nel maneggiare gli attrezzi del mestiere, le carte innanzitutto, i dadi, la pallina della roulette, il sabot e quant'altro;
- disponibilità misteriosa di risorse economiche, messe in gioco brillantemente;
- parlantina sciolta, capacità di attrarre (e distrarre) l'attenzione degli interlocutori, intrattenendoli sui più vari argomenti;
- capacità di incantare le donne con battute, galanterie e mezzucci che gli consentano di conquistare la confidenza, per "entrare" in vari ambienti sociali;
- disponibilità, a volte con la collaborazione dei complici, di improvvisare e proporre sfide, partite occasionali, società, iniziative bizzarre e anomale, legate al gioco.
In ogni caso fate attenzione all'illuminazione dell'ambiente in cui state disputando la vostra partita, diffidate degli improvvisi abbassamenti di luce, di situazioni di chiasso, esplosioni di risate, litigi o altri incidenti: Insomma evitate tutto ciò che possa distogliere o affievolire la vostra attenzione. State in guardia dai personaggi spavaldi, spacconi, inclini a esternazioni clamorose. Assai spesso, infatti, il baro è un esibizionista e parla di sè, o si esibisce, senza prudenza. E pèroprio per queste debolezze, di solito, viene smascherato.
Si bara da sempre. Aristotele scrisse qualcosa sul barare. Dadi truccati sono stati a volte rinvenuti durante gli scavi per portare alla luce monumenti antichi. Celebri bari furono Luigi XIV ed Enrico IV. Enrico VIII - forse - non barava. Ma condannò a morte un certo incauto Miles Partridge, che gli portò via in una scommessa le campane della chiesa più grande del suo regno. Indubbiamente le faccende si complicano se a barare al tavolo è un personaggio che disponga di un particolare potere, anche momentaneo: come i pistoleri del Far West - una delle epoche in cui si barava di più - che erano pronti a far scattare il grilletto e a uccidere, se necessario.
Alla fine dell'estate del 1997 il clamoroso episodio di Marrakesh, raccontato dai giornali e dalle televisioni con comprensibile clamore, ha riproposto una interessante serie di domande. Com'è possibile truccare il gioco? Com'è possibile farsi truffare da una gang di bari, senza rendersi conto di ciò che succede, fino a lasciare sul tavolo decine, addirittura centinaia di milioni? Quali pericolose insidie si nascondono, a volte, dietro allettanti week end, in cui al brivido di una partita di azzardo si unisce l'attrattiva di una piacevole vacanza?
Le cronache dedicate al casinò Es Saadi di Marrakesh (per una truffa organizzata da Alberto Cilona, con precedenti per associazione mafiosa; una vera "stangata", in pochi mesi, per duemila giocatori italiani attratti dall'esca di una vacanza sfarzosa in Marocco) hanno spalancato solo una piccola finestra sul mondo sconosciuto del gioco d'azzardo. Nonostante il chiasso suscitato dalla stampa e dai telegiornali, anche per la presenza inconsapevole di star dello spettacolo utilizzate come specchietto per le allodole, i misteri e i retroscena restano numerosi. La prima affascinante curiosità riguarda le tecniche utilizzate per barare: chiunque conserva il ricordo di racconti leggendari e letterari.
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