(* Il numero successivo al 16 non può essere proposto, per rispetto dei lettori scaramantici, come intestazione di un capitolo di un libro dedicato al gioco d'azzardo. Non diversamente si regola, per i posti da assegnare ai passeggeri, la maggior parte delle linee aeree)
É arrivato il momento di affrontare il problema cruciale: é possibile vincere? Questa è la domanda che tutti si pongono, anche se la psicanalisi tende ad affermare che il giocatore gioca perchè gli piace giocare e non soltanto allo scopo primario di vincere. Vincere è, tuttavia, il sogno dichiarato di chiunque; se fosse possibile, vincere sempre, o almeno con continuità apprezzabile. Trovare un metodo segreto per vincere sempre al gioco, ecco un sogno ancor più difficile da realizzare rispetto a quell'altro, ugualmente seducente, di scoprire un elisir di eterna giovinezza.
Nel mondo del gioco un nome è diventato celebre: Richard Jarecki. Negli anni settanta, professore di filosofia e matematica all'Università di Gheioldelberg, una bella faccia intelligente, con occhi spiritati e folgoranti, nonostante lo schermo di un enorme paio di occhiali, Jarecki sbancò molte volte i tavoli della roulette in numerosi casinò. Poi fu considerato indesiderabile e inserito nell'elenco dei cosiddetti "vietati", le persone a cui, per un motivo o per l'altro, è inibito l'ingresso nelle sale da gioco. Il suo mistero non è stato svelato. Molti non ci credono, propendono a pensare che si trattò di una stagione fortunata, o che Jarecki avesse individuato alcune roulette difettose... Si ipotizzava anche un elaboratore elettronico, che gli forniva indicazioni preziose per i numeri da giocare.
Tra le imprese più famose nella storia del gioco si ricorda quella di Charles Wells nel 1891, a Montecarlo. Arriva con un capitale relativamente modesto, diecimila franchi: quando coglie una vincita alla roulette, la rigioca interamente due o tre volte, seguendo due o tre sistemi non facilmente decifrabili. Il primo giorno fa saltare il banco, due ore dopo fa il bis. "Tutti volevano giocare i suoi stessi numeri", racconta in un bel libro Ralph Tegtmeier, attribuendo la testimonianza a un capo croupier. "Gridavano ai croupier frasi in inglese, tedesco, francese, italiano, indù e curdo. Il direttore della sala fu costretto a limitare il numero dei giocatori intorno al tavolo."
Wells non segue le abitudini generali, che prevedono l'arrivo al casinò alla sera, preferibilmente verso mezzanotte. Entra in sala alle tre del pomeriggio, seguito da una folla eccitata e chiassosa. La sera del terzo giorno, ha già vinto un milione di franchi. Poi si ferma al tavolo di baccarà e vince altri centocinquantamila franchi dell'epoca. Lascia il Principato ed è accolto al ritorno in Gran Bretagna come un divo. Camille Blanc, figlio del famoso Francois Blanc (l'uomo che ha fatto la storia dei casinò, inventando prima Bad Homburg e poi Montecarlo: ne parleremo in un altro capitolo), direttore del casinò, lo aspetta al varco. Come tutti, anche Wells tornerà a rigiocarsi tutto.
Faruk è indicato come uno dei più grandi giocatori d'ogni tempo. Molti già conoscono l'episodio - autentico - della partita di poker a Sanremo. Nei casinò, una volta, non si giocava a poker. Ma una sera, a Sanremo, il re giocatore è colto dal desiderio di farsi una partitina e chiede che gliela organizzino. Molti giocatori, alcuni personaggi importanti sono desiderosi di entrare in rapporti amichevoli con Faruk: non è difficile accontentare il monarca. Faruk aveva l'abitudine di farsi servire, mentre giocava, micidiali frittatine con cipolla. A un certo momento, tra lui e un altro giocatore si sviluppa una fitta serie di rilanci. Quando si tratta di mostrare il punto, l'avversario di Faruk dichiara un poker di donne. Faruk mescola le sue carte e, forse anche alitando la cipolla in faccia al malcapitato, replica tranquillamente: poker di assi. Un punto vincente. Ma, come ho detto, non mostra le sue carte; anzi le mescola con le altre. Tutti, non solo il suo avversario, lo guardano sbalorditi, imbarazzati. E Faruk, pretendendo il piatto, strizza l'occhio, da quel simpaticone che era. Parola di re, si limita a dire, per giustificare il fatto che non abbia fatto vedere il punto. Ecco un modo sicuro per vincere, a condizione di avere grande carisma e maggior disinvoltura.
Faruk, attorniato sempre da belle donne, era un ospite assiduo dei principali casinò europei. Infine, negli ultimi tempi, a Montecarlo aveva ridotto il livello delle sue puntate: io sono povero, si giustificava con gli impiegati, che mostravano meraviglia. Uno dei suoi ultimi gesti provocatori: un gettone di un milione - anni cinquanta! - allungato a una bella giocatrice, con una delle sue famose strizzatine d'occhio. Ma la signora, di personalità grandiosa, con un gesto plateale girò il gettone agli impiegati, dicendo: da Sua Maestà, pour les employés! Faruk, ch'era un uomo che poteva permettersi un notevole senso dell'umorismo in qualsiasi circostanza, si inchinò con un sorriso agro.
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