lunedì, 17 luglio 2006

A Deauville,1926, viene attribuita la perdita più forte subita da un giocatore in un solo colpo: tredici milioni di franchi dell'epoca. A perderli fu André Citroën, che chiamò un banco di chemin de fer all'armatore greco Zographos. Citroën non fece una piega. Anzi, un po' più tardi, racconta il giornalista Enrico Altavilla, vide passare lo scrittore Michel e gli offrì 25.000 franchi per uno slogan pubblicitarrio per la nuova automobile, che voleva lanciare sul mercato. Michel gli propose: "Ecco l'automobile che migliora invecchiando". Citroën, compiaciuto, lo compensò con i 25.000 franchi promessi. Ma specificò benignamente: non potrò mai utilizzare questo slogan perchè i casi sono due: o lo slogan non ha successo; oppure, se ha successo, i miei clienti saranno indotti a non cambiare più l'auto.
Faruk e Citroën erano giocatori, come si dice in gergo, "senza orario". E purtroppo quasi tutti gli appassionati di gioco lo sono. Un giocatore metodico, professionalmente attrezzato a comportamenti studiati per ottenere il miglior risultato possibile, stabilisce in anticipo l'ora dell'inizio e l'ora della fine della sua partita. A poker, anche se tra amici questa regola non è quasi mai rispettata, un accordo sul tempo da giocare è fondamentale. Ma in ogni gioco è un elelemento molto importante. Famosi o no che siano, tutti i giocatori potrebbero raccontarvi mille aneddoti sulle loro imprese legate all'orario.
A chemin de fer spesso non c'è orario, si comincia nel pomeriggio e si gioca finchè i giocatori hanno la forza di restare al tavolo: secondo la consuetudine di molti casinò, una volta si finiva alle sei, le sette, anche le otto e a volte le nove del mattino. E anche più tardi. Negli ultimi anni i contratti di lavoro degli impiegati sono diventati molto rigidi, a mala pena si arriva all'alba. E' un peccato, anche se - come ho detto - gli eccessi sono sconsigliabili. La partita "senza orario" ha un fascino irresistibile, a volte entra nella leggenda, come certi racconti di pesca e di caccia.
Al contrario di Faruk, molti giocatori celebri preferiscono scendere in campo, freschi e riposati, nelle ore del pomeriggio o nelle prime ore della sera. Pochi altri invece arrivano ad ora tarda, anche verso l'alba, per utilizzare questa semplice opportunità: prima o poi, dopo pochissimo tempo, il casinò chiude. Di conseguenza il giocatore non può perdere più di tanto, soprattutto non può rigiocarsi la vincita, ammesso che sia riuscito a vincere qualcosa.
I frequentatori delle case da gioco si tramandano racconti suggestivi.
In quasi cinquant'anni di vita, è stato inaugurato il 29 marzo 1947, il casinò di Saint Vincent ha visto passare nelle sue sale i giocatori più celebri e i personaggi più famosi. Ad esempio, gli attori di Hollywood: Tyrone Power e Linda Christian, invitati tra i primi, vi giunsero a bordo di un'auto sportiva, inseguiti da fotografi e ammiratori; erano la coppia del momento. In anni più recenti, James Bond ovvero Sean Connery ha colto nel privé una vincita formidabile grazie a un 17 ripetuto tre volte e puntato con generosità. Molti protagonisti italiani dello spettacolo erano assidui ai tavoli di roulette e chemin de fer. Vittorio De Sica, brillante, sfortunato, ma citato da tutti come un impareggiabile esempio di educazione e correttezza, in qualsiasi situazione. Luchino Visconti era scatenato, irruente. Eduardo De Filippo e anche il fratello Peppino avevano una passione esclusiva (e non fortunata) per lo chemin de fer. Alberto Sordi, presente in tante manifestazioni come le serate per la consegna delle Grolle d'Oro, non ha mai giocato una lira, prudente e assennato com'è. L'elenco è interminabile, comprende giocatori più o meno impegnati, con abitudini, tic, originalità ben consociute dai valletti e dai barman ancor più che dagli impassibili croupier: Fellini, Lattuada, Pasolini, la Magnani, Rosi, Bertolucci, Silvana Mangano, Tognazzi, Volontè, Gassman, Walter Chiari e Ava Gardner... Via via negli anni, nomi grandi e piccoli del cinema e del teatro.

Di fronte al mistero della pallina della roulette o alle carte dello chemin, ogni giocatore è uguale all'altro. Si racconta dell'imprenditore Giovanni Borghi, re dei frigoriferi, che copriva quasi tutto il tavolo verde della roulette e, al suo fianco, una vecchietta di risorse evidentemente limitate, puntava solo i due, tre numeri non considerati dal grande imprenditore (e regolarmente vinceva la vecchietta). Così come l'editore Aldo Palazzi quasi si svenò, una sera, ostinandosi a chemin de fer a puntare contro un suo giovane e fortunato giornalista, per nulla intimorito, che aveva intuito il "filotto" e non si decideva a passare la mano.

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postato da: cesarelanza alle ore 05:53 | Permalink | commenti
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