Come ogni individuo nella vita è diverso dall'altro, così allo chemin de fer ogni giocatore è diverso dall'altro. Ma esistono, prima di ogni altra classificazione, due grandi categorie in cui è possibile dividere i giocatori. Una categoria è quella dei banchieri, l'altra è quella dei puntatori.
Il banchiere punta sulla continuità dei colpi, è un corridore di fondo. Il puntatore è un cacciatore che si aggira da un tavolo all'altro, fiutando la preda, con il colpo pronto, il dito sul grilletto, pronto a colpire e a sparare. Ma, a differenza del cacciatore, il cui massimo rischio è quello di fallire il colpo, il puntatore rischia in genere un'alta posta; bastano tre o quattro colpi perdenti, a volte solo un colpo, per rischiare di essere battuto in maniera pesante, senza possibilità di rivincita.
Il giocatore che ama giocare di punta qualche volta neanche chiede di sedere al tavolo. Si aggira da un tavolo all'altro con le orecchie ben tese, proprio come i cacciatori tesi ad avvertire il minimo fruscìo di foglie. Appena sentono che è in ballo un banco appetitoso, i giocatori di punta gridano: banco! Esattamente come fa il cacciatore quando preme il dito sul grilletto della sua arma. Ai puntatori, in questo paziente, instancabile appostamento, manca solo un cane fidato e addestrato al fianco. Talvolta il puntatore è accompagnato da un amico in sala, utilizzato per segnalare l'andamento del gioco. O spunta qualche improvvisato cortigiano, che non punta mai una lira di suo e tuttavia, alla caccia di una mancia, corre di qua e di là, per seguire le fasi delle varie partite e segnalare le opportunità più interessanti. Più raramente, ci si accorda all'istante con qualche bella ragazzotta, assoldata sul momento, stralunata, assonnata, estranea alla tecnica del gioco e ai suoi misteri, ma evidentemente desiderosa di racimolare un po' di denaro, costi quel che costi, anche dopo la fine della partita.
Come dev'essere un buon giocatore di punta? Audace. Spericolato. Determinato. Disposto a giocarsi tutto quello che ha, in pochi colpi, se necessario. (Di solito, in realtà, confida ciecamente nella sua tattica di assalto, anche la più stravagante). La punta conferisce al giocatore un vantaggio importante: non si pagano nè mance nè cagnotte. Per il puntatore, di solito non ci sono mezze misure, non è quasi mai prevista una tattica di attesa: se si è in una giornata fortunata, si può guadagnare molto; se la giornata è storta, il budget va a varsi benedire in altre tasche, senza possibilità di rimedio. Il puntatore professionista si riconosce per la calma con cui punta e vede le carte, impassibile sia se perde sia se vince: la sua è una scelta precisa. Il puntatore sa di avere tante probabilità di vincere quante di perdere. Negli ultimi anni ho osservato con ammirazione a Saint Vincent un puntatore di grande stoffa: un giovane veneto di trent'anni, educatissimo, vestito sempre in maniera molto elegante, con qualche ricercatezza, di solito abbronzato. Perfetto nei comportamenti: mai un gesto nè una parola di troppo, un commento volgare, una battuta inopportuna.
Molto interessante è la figura del puntatore dobermann o pitt bull, come li chiamo io, forse impropriamente. E' il puntatore che ti azzanna e non molla più la presa: banco, banco, banco, banco.... Non ti lascia più, grazie alla regola del suivì (se perde, ha la precedenza per continuare a chiamare banco). Di fronte a questo giocatore/puntatore, attenzione: se sei in serata sfortunata, rischi di perdere tutto. Se sei in fortuna, tertium non datur: o ti fa vincere grosse cifre; o ti costringe a un certo punto a lasciare ad altri il banco e a passare la mano. Se questo succede, se passi la mano dopo aver vinto una serie di banchi, il pitt bull (o dobermann) rivela la sua vera, identità: dottor Jeckyll o mister Hyde? Se è solo Jeckyll, cioè un vero puntatore, non mollerà la presa: il banco passa ad altri, e lui - grazie al suivì - seguirà il destino del banco, continuando a giocargli contro, fino allo stremo. Se è anche mister Hyde, dopo averti indotto a passare, tenterà di rilevare il tuo banco all'altezza e da puntatore si trasformerà in banchiere: a volte con esiti disastrosi, a volte con esiti trionfali.
É consigliabile, qualunque sia la tattica, che vi comportiate con una certa coerenza. Ci sono giocatori che cercano, in certi colpi, di giocare di banco e poi, con altrettanta disinvoltura, cambiano idea e si spostano tranquillamente sulla punta. Giocano a casaccio, puntano cioè esclusivamente sul sostegno della fortuna, succeda quel che deve succedere. Alla viva il parroco, si dice in gergo, ovvero palla lunga e pedalare: come si gioca, o forse si giocava, a calcio negli oratori e nei campetti di periferia. Pedate forti e via tutti dietro al pallone, senza uno schema nè un progetto tattico. Si può anche fare, si può anche vincere, qualche volta; di solito è il modo migliore per cacciarsi rapidamente nei guai.
Ora, una domanda interessante: quante probabilità ci sono di migliorare il proprio punto, prendendo una terza carta? Ovviamente, come sempre, non mi stancherò di ripetere che bisogna tener conto che i calcoli non sono rigidissimi: le probabilità sono valutate con le carte di un intero sabot, al momento di dare inizio al gioco; man mano che le carte escono, bisognerebbe tener conto di tutto e aggiornare il calcolo delle probabilità in relazione all'incidenza delle carte uscite. Impossibile: anche se si potesse utilizzare un calcolatore elettronico, ed è proibito, il gioco è talmente veloce (per fortuna) da rendere impossibile questo tipo di esercitazione.
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