venerdì, 28 luglio 2006

Perchè, allora, giochiamo?

Cinque frasi più o meno celebri, durante le mie riflessioni sul gioco, mi tornano spesso alla memoria.

Giulio Cesare: "Alea jacta est" ("Il dado è tratto").

Gogol’: "Con le carte in mano, nel gioco, tutti gli uomini sono uguali".

Machiavelli: "La fortuna è donna ed è necessario, volendola tener sotto, batterla ed urtarla".

Renard: "Ci sono momenti in cui va tutto bene, ma non ti spaventare: non dura!"

Schopenhauer: "Il gioco d'azzardo costituisce una dichiarazione di bancarotta da parte dell'intelletto".

Uno scienziato, Bergler, descrive così il giocatore: abitualmente corre rischi; preferisce il gioco ad ogni altro interesse; è pieno di ottimismo e non impara mai dalle perdite; non si ferma mai nè quando vince nè quando perde; malgrado la cautela iniziale, in seguito il giocatore rischia somme troppo alte; prova una tensione piacevole-dolorosa (brivido) fra il momento della scommessa e il risultato del gioco.
Non so quanti giocatori si riconoscano in queste analisi. Certamente, in ciascuna di esse c'è qualcosa di vero. L'ultima affermazione di Bergler, pensando allo chemin de fer, il gioco più duro e coinvolgente, mi sembra esatta. L'attimo in cui le carte sono sfilate e sul tappeto verde sta per volare il punto diventa un attimo di dolore e piacere, superiore a quello che si prova giocando alla roulette, quando la pallina sta per cadere nella casella. I motivi sono tanti, ma ce n'è uno in particolare, che seduce il giocatore di chemin. Alla roulette la pallina è tirata dal croupier; a chemin de fer è il giocatore a sfilare le carte.
Chemin de fer significa, in francese, ferrovia. Si va, si va e si va: lungo binari pretracciati, incontro al nostro destino. Non puntiamo solo dei soldi, ma mettiamo in gioco il nostro carattere, il nostro desiderio di affermazione, la verifica della nostra capacità di misurarci col destino, sforzandoci continuamente di intuirlo, conoscerlo, approfondirlo. Le regole del gioco sono studiate con criteri simili a quelli di una ferrovia: si va avanti avanti e avanti, sempre avanti. Si può scendere, certo, a qualsiasi fermata. Ma la corsa continua.

© Cesare Lanza. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.

postato da: cesarelanza alle ore 07:23 | Permalink | commenti
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