lunedì, 07 agosto 2006

Che diavolo significa capire l'armonia?
Nell'universo, per quel che sappiamo, quasi tutto tende all'armonia. Anche nel gioco di azzardo, c'è un'armonia, prima o poi un'armonia si forma. A gioco fermo, rivedendo le uscite della roulette o le uscite a trente et quarante, riflettendo cioè sui numeri usciti, senza l'ansia delle puntate, a mente fredda si capisce che le uscite rispondono al disegno armonico di un invisibile regista. Si può tentare di prevedere e capire l'armonia. Ciò che turba la riflessione, nel giocatore, è evidentemente la sua emozione per la puntata in corso. Un conto è ragionare a mente lucida, senza puntare; altra storia è essere coinvolto dalle puntate, dover decidere in fretta, puntare denaro, avere paura di perderlo, nutrire desiderio o avidità al pensiero di vincerlo. Il giocatore esperto di trente et quarante tuttavia farà alcune osservazioni: noterà che se esce rosso, nero, nero, rosso, nero, nero... - per fare un esempio assai semplice - al colpo che cosa probabilmente uscirà?
La risposta esatta, se mi avete seguito fin qui, è la seguente: un colpo di rosso, due colpi di nero... E ancora un colpo di rosso e poi due colpi di nero... Secondo armonia, dovrebbe, uscire nuovamente rosso. E poi due colpi di nero. Questa è l'armonia. Ho esposto un'ipotesi semplice, ma la realtà non è mai semplice. Armonie e disarmonie si compongono e si scompongono in continuazione.
Non è facile interpretarne i ritmi, a meno che la fortuna non ci proponga uno sviluppo elementare. Seguendo quell'esempio, d'improvviso potrebbe uscire nero e ancora nero: forse si sta aprendo un filotto del nero, e bisogna saltarci su. Forse tutto si spacca su una improvvisa intermittenza. Forse tutto si sputtana, e ti rovina, su un'intermittenza spuria. Ma alla fine un'armonia, momenti di armonia, ci sono; il vero problema è capirli al volo, questi momenti di armonia, appena si formano, e aver coraggio, rapidità di decisioni. L'amico Giovanni - tante volte l'ho visto in azione, con i miei occhi - ha la rapidità del gatto che insegue il gomitolo, nel decifrare l'armonia delle uscite, e un coraggio leonino nel puntare forte, fortissimo, appena ha l'intuizione giusta.

Anche se ne parlo con evidente entusiasmo, il trente et quarante non mi piace più di tanto. Alla fine, è un gioco troppo semplice. Le chances sono solo due. Alla roulette, la più popolare regina dei giochi, le chances principali, con pagamento alla pari delle puntate, sono tre: rosso e nero, pari e dispari, manque e passe. Ma si può giocare su molte altre combinazioni, dozzine, colonne, sestine, terzine, carrè; in più c'è la suggestione dei trentasette numeri, trentotto nella roulette americana, che prevede anche il doppio zero. E non c'è gioco - compreso il trente et quarante - che non si possa sviluppare alla roulette, prendendo come riferimento i numeri di uscita.

Pur se piccolo, il banco anche a trente et quarante ha un vantaggio: se le due file di carte ottengono tutte e due 31 punti, la prima volta le puntate vanno "in prigione" ovvero si dimezzano; e così via, se il 31 pari si ripete, dimezzamento continuo. Il criterio è equivalente a ciò che rappresenta lo zero, alla roulette, per le puntate sulle chances semplici. Ma alla roulette lo zero si può giocare, e così ti garantisci; a trente et quarante è prevista una piccola assicurazione, per schivare l'insidia del 31 pari (che ha minori probabilità di uscita, rispetto a quelle dello zero alla roulette). Non vi ho ancora convinto che questi due giochi sono molto leali?

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postato da: cesarelanza alle ore 07:48 | Permalink | commenti
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