mercoledì, 16 agosto 2006

Non è il poker, il mio gioco. Anche se lo adoro.
Via via, negli anni, ho abbandonato il poker e preferisco chemin de fer e roulette. Il poker ti fa lottare contro gli uomini, quindi è più facile, prevedibile. La roulette è una macchina inesorabile, di superiore difficoltà. A sette, otto anni ero uno strano bambino precoce, che sapeva giocare bene a scacchi e a poker. Ma non giocavo mai con bambini della mia età, né a poker né a scacchi. Nessuno degli amici del cortile (la mia famiglia abitava, a Genova, al terzo piano di uno dei cinque palazzi assegnati a cooperative di impiegati di banche e di altri istituti pubblici; tutti i bambini, una trentina, nel pomeriggio giocavano nel cortile). nessuno sapeva giocare a poker e a scacchi. Questa era la mia diversità. Di scacchi e di poker non parlavo neanche con i miei coetanei. C'era il rischio di essere preso in giro ed emarginato, come del resto succede anche agli adulti, quando il resto del mondo ti scopre addosso una qualsiasi diversità.
C'era anche un'altra diversità, la nostra origine meridionale. Vivevamo al nord, ma la mia famiglia era meridionale. Nel gioco, forse anche perché tutti e quattro i casinò italiani si trovano al nord, le usanze meridionali sono molto diverse.
ll gioco più divertente è quello in famiglia. A Natale e a Capodanno è uno spasso. La "partitina" in casa nei giorni festivi è un rito profano, tradizionale e molto amato: diffuso soprattutto, ma non esclusivamente, tra le famiglie più abbienti. Ogni sera ci si riunisce, ci si "scambiano le visite", così si dice (e i regali). Di solito, dopo cena: spesso, però, è previsto un buffet con frittelle salate, la pasta "imbottita", i trionfali dolci natalizi, spumante, frutta. Non c'è un solo tavolo da gioco. C'è un tavolo "grande", quello aperto a tutti i componenti delle famiglie, i nonni, le casalinghe, i ragazzi. E non si gioca certamente solo a tombola! Il gioco preferito è il baccarat, con regole simili a quelle dello chemin de fer (vince la carta più alta, si "batte", cioè si vince subito, con 9 e 8). Il rischio di tenere il banco è pericoloso. Il banchiere - che distribuisce le carte alla sua destra e alla sua sinistra - è in genere il padrone di casa, oppure uno tra gli ospiti adulti più spregiudicati. Per prudenza, ma non sempre, si limitano le puntate. Anche i bambini fanno una "puntatina". Gli uomini e le donne di maggior esperienza si appartano in altre camere, a porte socchiuse. Si gioca a poker in modo pesante. Lo zio Franco era tra i più temuti giocatori di teresina - poker a carte scoperte - della sua città, Cosenza. Nascosto dietro l'uscio, spiavo con emozione i suoi rilanci, e i suoi bluff, da brivido. Ma quasi nessuno voleva mettersi al tavolo con lui.

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postato da: cesarelanza alle ore 07:29 | Permalink | commenti
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