Forse era anche un espediente per confondere le idee agli avversari. La mia consacrazione avvenne una sera in cui lui dovette assentarsi per mezz'ora - forse era una mossa studiata, adorava i gesti teatrali - e mi lasciò le carte in mano. Gli altri giocatori del tavolo, vicini di casa della mia famiglia, ci guardarono stupefatti. Vi prego, disse lo zio Franco, in dialetto, il ragazzo è più bravo di voi. Ci furono obiezioni, proposte di sospendere il gioco fino al suo ritorno; qualcuno protestò. Vi prego, si innervosì lo zio insistendo con fermezza, vi prego! Garantisco io, rispondo io, disse, delle perdite del mio guaglione; e mi prendo le vincite, se vincerà, come è probabile. Così cominciammo a giocare. Ricordo perfettamente che non avevo alcuna emozione. Vinsi un forte piatto, imitando uno dei trucchetti preferiti dello zio, un piatto semplice semplice, fingendo un bluff, appena mi arrivò un buon punto. Una piccola scala. Finsi di essere emozionato, ero in gioco contro un vicino di casa, un uomo alto e magro che aveva un naso più allarmante di quello di Cyrano de Bergerac. Cyrano aveva un tris servito e chiese due carte; e in gioco c'era anche una svenevole signora, abituata a trattare con gli uomini come probabilmente faceva Cleopatra con Cesare sul Nilo, lei aveva una semplice coppia e al primo rilancio filò via subito. Un po' sdegnata per la crudeltà del destino, se ricordo bene. Io naturalmente ero "servito", voi sapete che così si dice in gergo, non avevo bisogno di scartare e chiedere altre carte e questo vicino di casa, Cyrano, che aveva un bel tris e col tris restò, dopo aver chiesto due carte, mi osservava dispettosamente. Aveva aperto lui, toccava a lui parlare. Cip, disse. Lasciava la parola a me. Rilanciai forte, a bassa voce. Lui si guardò intorno ed esclamò a voce alta: ma che cosa debbo fare? che cosa debbo fare? si può giocare a poker contro un ragazzino? Gli altri seguivano la partita con divertimento. E passa allora!, gli ingiunse con ironica altezzosità Cleopatra, che aveva una coppia di assi ed era già uscita dal gioco: non sono forse passata, "io"? Il ragazzo gioca correttamente, concede Cleopatra dedicandomi un'occhiata di sufficienza, non c'è proprio niente da rimproverargli: non dice (non dico) una parola sbagliata, si vede che ha (che ho) un buon maestro. Se non sei convinto, insiste rivolgendosi al mio avversario, passa! Con l'aria di dire, in realtà: che colpa abbiamo noi, se tu hai paura di un bambino? Cyrano alzò il naso lungo lungo per aria come a fiutare il pericolo, ma fu tradito, se così era, dal risultato della sua annusatina: decise così di vedere il mio rilancio, una somma abbastanza forte. E perse. Avevo passato l'esame. Fino a quando tornò al tavolo lo zio, giocai con prudenza, vinsi un altro paio di piatti piccoli, con punti fortunati, senza strafare. Allora?, chiese lo zio Franco, riprendendo il suo posto. E' un campione, dissero tutti. Ha fortuna ed è più bravo del maestro, commentò acidamente Cyrano. Avevo vinto molti soldi e lo zio festeggiò, generoso come sempre, lasciandomi un bel regalo.
© Cesare Lanza. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.
