venerdì, 01 settembre 2006

Quali sono le regole importanti per vincere al poker?
Il poker è un gioco cruento e pericoloso. Di più: pericolosissimo. L'ho abbandonato, oltre ai tanti motivi che ho già esposto, perchè i casi sono solo due: o giochi con estranei; o giochi con amici. Se giochi con amici, non puoi essere spietato: se sei spietato, rovini le tue amicizie; se non sei spietato, non è poker, ed è più divertente giocare a briscola. Se giochi con estranei, è assai pericoloso: i bari, come abbiamo visto, sono bravi e numerosi.
Qualche lettore si chiederà se, durante una vita dedicata per tanto tempo al gioco, abbia mai imparato a barare. Forse, questa domanda non vi viene in mente; forse, se ci parlassimo direttamente, non me la rivolgereste: è certamente una domanda imbarazzante. In realtà, l'esperienza mi suggerisce di dirvi - è un consiglio - che è opportuno farsi questa domanda, a proposito di qualsiasi giocatore (o quasi); è opportuno diffidare sempre.
Darò una risposta sincera. Molte volte ho avuto la possibilità di imparare a barare, ma non ho mai voluto. Sì, molte volte ho avuto la possibilità di farmi insegnare qualche trucco, però non ho mai voluto: chissà perché, per guardarmi da me stesso; per stare al riparo dalle tentazioni. Forse ho paura di un "me stesso" che non conosco, e non ho voglia di conoscerlo. Un vero giocatore non bara mai. Se bara, se trucca la partita, si priva da solo del piacere di giocare. Un vero giocatore, dunque, non ha bisogno di imparare a barare. E se non sa barare, è al riparo dalle tentazioni. Se io sapessi barare, non so come mi comporterei, in certe situazioni.
Ammetto con umiltà francescana che, non sapendo barare, non sono in grado di sapere fino a che punto possa essere resistente la mia forza virtuosa di giocatore. Non mi sono mai messo alla prova. Come quelle mogli che non tradiscono il marito perchè non si sono mai innamorate di qualcun altro; però hanno rifiutato l'innamoramento, evitato qualsiasi corteggiamento, pur di non essere esposte alla tentazione. (Tentazioni! E' poi così grave cedere a una tentazione? Cito a memoria un poeta d'oggi, non abbastanza valorizzato: un mio amico, Ugo K. Giacomini. "Una c'è stata / anzi più d'una / Restano solo fondi di caffè." Ugo K. è il mio Bukowski personale. E' filosofo, poeta, professore, di vocazione molto erotica. Uno che, a suo modo, e per ciò che gli interessa, rischia e paga.).

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postato da: cesarelanza alle ore 07:14 | Permalink | commenti
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