"Aliquando et insanire iucundum est." E' una battuta da seguire? Forse, per le tentazioni con le donne; nel gioco, no. Seneca: "Qualche volta è piacevole fare follie." Risponde Orazio: "Ac insanire paret certa ratione", "Anche quando si fanno follie, bisogna averne una ragione e farlo con misura".
I versi latini mi fanno tornare sempre in mente un altro maestro di poker, Enzo, su cui ci siamo già soffermati. Appassionato di latino, Enzo è il più grande giocatore di poker che abbia mai conosciuto. Lavorava come correttore, con grande sofferenza perchè riteneva - giustamente - che il suo livello intellettuale fosse sprecato, per la lettura dei "pezzi" del primo giornale nel quale ho lavorato, quando avevo vent'anni, a Roma. Era scapolo, misantropo, colto. E spietato a poker, anche con gli amici, del resto si giocava solo tra amici. Giocavamo la notte dopo aver fatto il giornale, al circolo dei giornalisti. In tre o quattro ore di gioco, Enzo aveva la freddezza di partecipare a dieci mani al massimo, anche meno. Quando entrava in gioco, vinceva. Era noioso, tenace nel suo stile, senza concedere alcunchè; poi all'improvviso partiva il suo morso velenoso. Scopriva i nostri bluff. Quanto a lui, rilanciava al massimo in due o tre mani e puoi star sicuro che se andavi a vedere, convinto che fosse in bluff, eccolo che aveva in mano un punto col quale ti castigava; e se passavi, convinto che avesse il punto, da scommetterci che invece era in bluff. Era napoletano, la scuola napoletana di giocatori di poker è tra le migliori nel mondo. Ci deliziava con battute in napoletano e citazioni in latino. Ci portava via i soldi con un insopportabile sorriso di beffa sulle labbra, implacabilmente, senza dire una parola. Finchè, pur addolorati, smettemmo di invitarlo. Da lui ho imparato molto. Ho imparato la regola più importante. A poker non devi mai giocare una mano tanto per giocarla, come si fa nei cosiddetti pokerini tra amici; si punta e poi si vedrà quel che succede. No: se scendi in campo, devi essere convinto di vincere, devi giocare per vincere. Mai giocare per curiosità, per noia o per divertimento. E non devi mai farti fregare, per il piacere di restare al tavolo, da un avversario assai insidioso: la stanchezza.
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