mercoledì, 20 settembre 2006

Leggendario Giorgio. Qualche volta si arrabbiava di brutto. Perdendo un colpo, tirava manate spaventose sul tavolo, con urla che rischiavano di svegliare le mogli, i bambini.
Una volta, eccolo che cerca di spaventarmi a teresina (il poker a carte scoperte, all'italiana: una sola è coperta, ci sono comunque molte varianti): lui parte con due assi, mi rilancia e mi rilancia ancora, in terza mano, in quarta mano. Ma io gioco con i resti e me ne infischio. Sono fuori di testa, abbastanza orgoglioso da seguirlo fino in fondo, sotto lo sguardo di disapprovazione di Enzo e il calore della simpatia di Franco Recanatesi, so che tutti e due in cuor loro fanno il tifo per me, il Davidino, topo indifeso contro il gatto Golia, mi sentivo protetto solo dal coraggio e dalla buona fortuna. Quinta carta! Giorgio resta con i suoi due assotti impotenti e io con la carta coperta ho chiuso una piccola scala. Una strepitosa, improbabilissima scala ad incastro. Lui fa cip e dentro di sè sa già che ha perso. Sono pazzo e orgoglioso e rotto in culo pure. E sono abituato, fin dalla tenera infanzia, a sfruttare il punto, quando capita, a poker. Lui fa cip e io, che ho la matematica certezza di vincere, rilancio fino a tutti i resti. Lui è obbligato a vedere, sia per lo stile che ha nel gioco, brillante, aggressivo, Giorgio è uno che non passa mai; sia perchè è orgoglioso e sospettoso, sa che mi piace il bluff, molte volte mi ha pescato con le mani nel sacco. Questa è certamente una delle mani, che Giorgio non vorrebbe perdere. Viene a vedere, io scopro il punto, lui tira giù una zampata sul tavolo e lascia andare un urlo che scuote la casa e si perde nella dolce brezza notturna di Roma.
Si svegliano i bambini, abbaiano i cani. "E adesso paghi", gli dico con un sogghigno. Una frase imbecille, mi pento subito di averla detta; tanto stupida che la ricordo e la ricorderò sempre, per la vita. Sì, me ne pentii subito e me ne pento adesso, ogni volta che guardo dentro il caleidoscopio dei miei ricordi. Ma che diavolo significava, perchè mi era uscita di bocca una frase così? Giorgio era sempre correttissimo; tanto urlante e burbero quanto rigoroso e ineccepibile nella vita e nel gioco. Perchè dirgli questo? "Certamente, pago" ringhiò "come sempre, pago. Ti è mai successo, piccolo figlio di puttana, che non abbia pagato?" Si ribellava e protestava, furente, con lampi di ostilità negli occhi.

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postato da: cesarelanza alle ore 07:04 | Permalink | commenti
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