venerdì, 22 settembre 2006

A distanza di tanti anni, non sono mai riuscito a capire perchè mi sia uscita di bocca una frase tanto ingiusta e infelice. Forse per l'eccitazione: avevo bisogno di soldi, forse pensavo solo ai soldi. E forse no. Lui, Giorgio, diede un'altra spiegazione alla mia battuta. Si bloccò di colpo, erano straordinari questi lampi, e disse freddamente: "So perchè fai così, per provocarmi. Ma io non cado nel tuo gioco, piccolo o grande figlio di puttana. Mi riprenderò i miei soldi con gli interessi." Serate, nottate memorabili. E incoscienza quasi totale, da parte dei due pivelli.
I giocatori sempre presenti al tavolo eravamo io, Franco e Giorgio. Strana attrazione, tra me e Franco. Io Cesare, e lui Franco, a volte Frec (crasi monca e spericolata, inventata da me, utilizzando nome e cognome); io, Clan, calabrese di origine, genovese di adozione, disperato e permaloso, orgoglioso e testardo; lui romano brillante, cinico, pigro, indolente. A ventidue anni, tutti e due sposati e con un figlio: per tutti e due, una bambina. Somiglianze singolari, a parte il modo di vestire: lui elegantissimo, sembrava ogni giorno appena uscito dal sarto, come gli diceva Ghirelli, il direttore, con ironia. Io trasandato, blu jeans da mercato, camicie colorate. Una volta l'editore del giornale, Franco Amodei, un personaggio di formidabile qualità, che aveva ricostruito un giornale fallito, mi incontra sull'ascensore e con sarcasmo forse affettuoso mi dice che la mia bravura è inversamente proporzionale alla qualità dei miei abiti. Pensi come sarebbe peggio il contrario, gli dico con prontezza e così salgo di qualche punto nella sua stima. Ma con la collaborazione di Franco cerco di migliorare il mio stile, camicie attillate, cravatte con disegni non sconvolgenti. Franco e io, Frec e Clan nel caleidoscopio, due cavalli selvaggi, non certo due ragazzi fragili, ma neanche due uomini, proprio due animali liberi. Giornale, ragazze, gioco, figli, famiglia. fame e allegria; questa era la vita. Non volevamo niente di più. Non sapevamo che ci fosse qualcosa di più.

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postato da: cesarelanza alle ore 07:25 | Permalink | commenti
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