E scommesse, scommesse su tutto. Sul calcio e sulle donne. Sul calcio eravamo regolarmente battuti e mortificati da Ezio De Cesari, il gigantesco "triglione", così chiamato in quanto di origine livornese, che se ne intendeva più di tutti. L'ambiente del giornale, Giorgio per il poker ed Ezio per le scommesse sul calcio, funzionò come una impareggiabile scuola di vita. Da Giorgio ho imparato a non arrendermi mai: c'è sempre una possibilità. Da Ezio ho imparato a non confondere i desideri con la realtà. Campionato del mondo di calcio in Inghilterra, 1966, io scommetto sulle buone possibilità dell'Italia, e invece una squadretta coreana liquida i calciatori azzurri e il loro ingenuo tifoso, perdo la metà del mio stipendio. Finalissima Inghilterra-Germania, io punto sui tedeschi, che sono più forti, ed Ezio De Cesari mi accorda anche una buona quota, sa bene che la squadra di casa vince quasi sempre il torneo mondiale ed è aiutata dagli arbitri. Così puntualmente succede, e se ne parte l'altro mezzo stipendio. Nelle scommesse sulle ragazze invece vinciamo sempre, puntualmente succede con cameriere, commesse, bariste, cassiere di via IV Novembre, dietro piazza Venezia, dove allora stava la sede del giornale. Franco scommette che entrerà in tutte le stanze della redazione dove c'è qualche segretaria o telefonista o impiegata sola e indifesa, e le aggredirà per scherzo; non si contano le urla finte e scandalizzate, ma qualcuna si illude e ci starebbe pure. Quasi tutte, forse, ci vogliono bene in modo materno.
Sono rimasto affezionato ai ricordi di quel giornale, in cui in trent'anni non ho mai più rimesso piede, come se fosse stato il mio collegio da adolescente. Una volta un giornalista, dolce e svagato, confida che ha conosciuto una delicata e inconquistabile manicure nel negozio del parrucchiere all'angolo, e tutti fomentano tutti a scommettere sul crollo di quella improbabile virtù. Non passa una settimana, il negozio del parrucchiere si affolla come non è mai successo, qualcuno va all'attacco e filtrano indiscrezioni su un'orgetta con la fanciulla, che si è rivelata espugnabilissima.
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