venerdì, 29 settembre 2006

Ma sì, per fortuna, a Franco è rimasto qualche migliaio, ed è come se fossero soldi miei, lui generosamente mi fa un prestito. E' venerdi mattina, tra qualche ora dovrò prendere un treno per andare fino a Bologna, è la vigilia di una partita di calcio importante: per me è una prova difficile, la prima volta quasi, un debutto. Dico a Franco che mi era venuta la tentazione di chiederli proprio a Giorgio, i soldi in prestito. Te li avrebbe dati senza pensarci un attimo, mi dice Franco. Al ricordo questo episodio mi conferma che l'orco severo al fondo era un amico buono, pronto a trasformarsi, in qualsiasi momento, in un fratello maggiore burbero e leale; e noi lo sapevamo. Soldi in prestito da Giorgio? Mai, per orgoglio, dico io; è stata solo una debolissima tentazione, mi scuso con Frec, non sono in forma, bisogna trovare altre soluzioni.
Bravo Clan, dice lui, e la forma mi ritorna di colpo. Alla fine decidiamo così: telefonerò a mio padre, inventando una storia, gli chiederò trecentomila lire in prestito urgente, non l'ho mai fatto in vita mia, ma ora è una emergenza. Gli chiederò non solo i soldi per tirare avanti un mese, ma qualcosa di più, come dote per il poker. Non sarà difficile rifarsi. Quanto valeva allora il denaro? All'epoca il mio compenso mensile era di centomila lire, meno quattromila di trattenute, la metà finiva subito per l'affitto per la casa. E' un venerdi e io e Franco, nonostante la bolletta, con qualche ultimo spicciolo decidiamo ovviamente di giocare la tris, la più popolare scommessa sui cavalli. Il venerdi era l'unico giorno in cui, a quei tempi, si correva la tris. Si trattava allora, come oggi, di indovinare i primi tre cavalli, di solito si gioca un sistema, puntando su molti cavalli, ma noi non vogliamo e non possiamo sprecare soldi, ricordo dunque la semplicissima giocata su tre numeri, otto nove e dodici nell'ordine. E speriamo nel dio distratto e avaro per noi, in quella notte infame; e tuttavia è un dio che di certo esiste, se ne raccontano i pietosi interventi, se ne tramandano di padre in figlio i miracoli. Speriamo a questo punto nel dio dei giocatori sfigati.

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