Una volta, ci sono due giorni consecutivi di sciopero, il gruppo non trova niente di meglio che chiudersi in casa e dare inizio a una partita di poker, a oltranza. Il padrone di casa perde e perde e perde. Abbiamo iniziato alle cinque del pomeriggio, sono le sette del mattino del giorno dopo quando il leggendario Giorgio lancia uno dei suoi urlacci, a piatto perduto. Arriva assonnata, alzandosi dal letto, la padrona di casa in baby doll: non pensava di trovarci ancora in casa. Il salotto è nel caos, piatti e bicchieri sporchi, cartacce oleate, mozziconi, giacche per terra, scarpe slacciate. La signora si ingrifa, è simpatica ma energica, insomma a ogni invadenza c'è un limite: corre a vestirsi e torna per cacciarci via di casa, per limitare i danni. Ci ritroviamo per strada al mattino presto di un qualsiasi giorno lavorativo, mentre Roma si sveglia con pigrizia. Nessuno è sfiorato dall'idea di andare a letto, il poker deve continuare: in quale casa trasferirsi? Provo con Leda, niente da fare; anche la moglie di Franco dice di no. Poi si impone Lo Jacono: tutti a casa sua, e giocheremo a poker, salvo gli intervalli per mangiare un panino, bere birra e whisky, pisciare e lavarsi le mani, fino al pomeriggio del giorno dopo.
In queste lunghe partite emerge, nei momenti meno prevedibili, la parte migliore del cervello di Giorgio: sembra disfatto, stanco, abbattuto da qualche brutto punto incassato per un rilancio sul muso. Ed eccolo all'improvviso con un colpo di genio, un bluff ben mascherato, oppure un irriducibile coraggioso intervento mirato a scoprire un nostro bluff, ecco il nostro Nero Wolfe, assai scaltro dietro il suo approccio fumantino, eccolo pronto a rifarsi in un solo colpo, ma proprio uno solo, pronto e beffardo, ma soprattutto inesorabile a ricordarci che non è la nostra preda, lui nelle situazioni di battaglia e di difficoltà sa tirare fuori le unghie e graffiare, fino a far male, per insegnarci meno presuntuosi comportamenti.
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