venerdì, 20 ottobre 2006

Quando parto per un casinò, per una partita di roulette, vorrei avere sempre al mio fianco Renato. Bisognerebbe convocare immediatamente Renato, dico ad Antonietta, mentre facciamo i bagagli. Ma non se ne fa niente, da un po' di tempo. Renato è in convalescenza.
Non posso pensare alla mia vita senza la roulette, non posso pensare alla roulette senza pensare a questo vecchio amico. Sono entrato nei casinò di tutto il mondo, da solo o in compagnia di amici e sconosciuti, uomini e donne, personaggi umili e importanti, ragazze facili, avventurieri, uomini politici, affaristi, impiegati esemplari, attricette, poveracci d'ogni risma, pescecani della finanza o dell'industria pieni di miliardi, parenti lontani oppure estranei, che non avrei mai più rivisto; sono andato per casinò nel mondo con chiunque volesse venirci con me. Però, mai mi diverto tanto, come quando con me, al mio fianco, all'assalto della roulette, c'è Renato.
Non è solo il mio compagno di roulette preferito. Rappresenta un pezzo della mia vita. Vive a Genova. Da anni ci incontriamo più raramente perchè lui ha avuto, e superato, una grave malattia. Ci telefoniamo spesso. Non posso neanche dire che Renato sia il mio miglior amico. Infatti Andrea D'Angelo è l'amico del cuore, quello che consulto quando ho bisogno di un'opinione di cui fidarmi, quando ho bisogno di confessarmi. Ma per le avventure e le giornate spericolate, non chiamo Andrea, che è un grande avvocato, legato ad altre abitudini di vita: non voglio metterlo in ansia. Lo chiamo quando sono già nei guai, per assistenza e conforto.
Quando c'è il gioco di mezzo, quando c'è il rischio, il compagno di strada è Renato.
Fuori dal rapporto con il gioco, ma fondamentale nei miei sentimenti, oltre ad Andrea c'è anche Marco Benedetto, amministratore delegato di uno dei maggiori gruppi editoriali italiani. Lui c'è, nella mia vita; e io sono nella sua.
Anche se passa un anno e lo senti o lo vedi due volte, lui c'è. Al di fuori del suo lavoro non dà disponibilità a nessuno, credo, e neanche a me, di essere quotidianamente, o anche solo frequentemente, presente. Non può farlo, non vuole farlo; chissà. Marco ha avuto più successo di tutti, tra gli amici. E' un protagonista, pieno di impegni: ha una volontà di ferro, sa rinunciare. E' feroce con se stesso, prima di esserlo con gli altri. Il rapporto con lui è il più antico, avevamo meno di vent'anni quando ci siamo conosciuti, a Genova, ai primi passi del giornalismo. Con Franco a Roma ho diviso la fame, con Marco a Genova avevo già diviso i sogni, le fantasticherie sul futuro. Parla poco, si apre pochissimo. Una volta, una volta sola, si è lasciato sfuggire che lo avevo molto deluso, con i miei comportamenti, nella professione, irruenti, impulsivi. Marco immaginava per me, probabilmente, un avvenire diverso, più tradizionale.

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postato da: cesarelanza alle ore 07:16 | Permalink | commenti
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