É un po' più giovane di me, ma si comporta, del resto come Andrea, l'avvocato, anch'egli più giovane, da fratello maggiore: questo atteggiamento mi fa sentire un po' tonto, bisognoso di aiuto. Tutti e due, questi miei amici fraterni, ma non solo loro due, spesso sono in ansia per la mia spericolatezza. Quando io durante le vacanze andavo per casinò e per donne, da vent'anni in poi, Marco studiava, a New York e a Londra, l'inglese in full immersion. Io ho messo al mondo cinque figli e lui non ha voluto farne uno, scettico com'è sul destino del mondo. Tra gli amici mi sembrava il più tenero, e forse al fondo, che non vuole mostrare mai, lo è; ci siamo comunque sbagliati, riesce ad essere il più forte nella scorza, lui sa come si arriva a vincere. Io ho molto giocato, rischiato e spesso ho perso. Marco ha una capacità di applicazione (a scuola era tra i migliori) forte come quella di nessun altro, tra quanti ho conosciuto. E' stato lui a presentarmi Andrea, tutti e due più di tutte le persone che ho conosciuto avvertono il sentimento della responsabilità. Si fanno carico d'ogni peso affettivo, da cui siano sfiorati. Ad Andrea sono venuti i capelli bianchi, da quando aveva trent'anni. Marco invece si tiene dentro tutto. Non dimentica nulla.
Marco e Andrea: il mio rimpianto è di non avergli trasmesso - non ci ho mai provato - neanche un pizzico di gusto per il gioco d'azzardo. A volte con Marco sono stato a lungo ingiustamente risentito, per la sua inafferrabilità. Ma è facile (è giocoso?) essere presenti ogni giorno in maniera superficiale; è difficile essere presenti in maniera importante, come riesce a Marco, nei momenti decisivi. Purtroppo, da un amico non puoi pretendere una presenza quotidiana, questo puoi chiederlo soltanto a una donna.
Forse ho rispetto eccessivo per la loro personalità, forse è stato un tenero sentimento di protezione, da parte mia: il gioco può essere pericoloso, ci vogliono anni, per impararlo, per saper difendersi. Fatto sta che non ho mai coinvolto Andrea e Marco nel gioco. Non ho neanche provato. E chissà: forse è stato un peccato. Marco e Andrea avrebbero le qualità giuste per essere vincenti al gioco, l'intelligenza per calcolare le probabilità di rischio, la forza d'animo per non abbattersi, la prudenza, l'orgoglio, la determinazione a scatenare l'attacco, quando sia necessario. Andrea è entrato con me in un casinò, la prima e unica volta in vita sua: una casa da gioco francese sulle Alpi, a Chamonix, un'estate, al ritorno in auto da un lungo viaggio a Londra.
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