Renato è un irresistibile compagno, sempre allegro, coraggioso, incontenibile: entra nel casinò e non riesce a stare fermo due minuti di seguito, salta da un tavolo all'altro, qui punta gli orfanelli e nel tavolo di fronte la serie (sono due dei tre settori in cui è divisa la roulette, il terzo settore sono i vicini dello zero); qui l'8 e cavalli e lì il 29 e carrè. Prende un pieno e gioca subito gran parte della vincita in un colpo solo sul primo numero che gli viene in mente. Lascia mance da favola. Si abbatte su una sedia sfinito, e dopo mezzo minuto torna a saltare come un grillo, sempre da un tavolo all'altro. Se avesse fortuna, potrebbe essere uno dei giocatori più temibili per il casinò perchè punta con violenza e coraggio, non segue alcuna regola. Senonchè, non si ferma mai. Sappiamo che, alla lunga, la fortuna non esiste: se il braccio di ferro è lungo, vince inesorabilmente il casinò, che ha qualche vantaggio importante dalla sua.
Renato è perdente e forse gli piace. E' spiritoso: se ci capitasse di smarrirci tra la folla del casinò, mi dice, per ritrovarlo basterebbe seguire le tracce di sangue. Oppure ad alta voce, attorniato da giocatori per lo più perdenti, annuncia di voler aprire le sottoscrizioni per un suicidio di gruppo. O anche, dice, proverà a buttarsi dal quinto piano, però vuole tuffarsi di testa: non vuole rischiare, sfortunato com'è, di salvarsi. Tutti si divertono per le sue battute e ridono. Allegria, allegria: con lui, in un casinò, è impossibile annoiarsi. Saint Vincent è uno dei suoi casinò preferiti: dice che tiene d'occhio da molti anni, lungo l'autostrada che porta in Val d'Aosta, un ponte sul fiume dal quale dovrebbe essere facile buttarsi, senza danni per gli altri, per un suicidio perfetto. Ride, scherza, non ti prende e non si prende sul serio. Quando resta senza soldi, dice che una delle regole fondamentali per il giocatore dev'essere quella di tenersi sempre a disposizione gli spiccioli per la benzina e per l'autostrada, ma anche i soldi per comprare in farmacia un tubetto di barbiturici (e dunque un giocatore previdente deve informarsi sugli orari delle farmacie di turno, per avere la possibilità di togliersi la vita in qualsiasi momento).
Non prende la vita sul serio, ma ha un carattere complicato. E' corretto. Piace alle donne, adora i bambini, é gentile. E' pigro, Renato, indolente: a volte dorme fino alle tre del pomeriggio. Se è necessario, ha una capacità (e qualità) di lavoro di altissimo livello. Con strane passioni: sa tutto, ad esempio (non da simpatizzante!) sulla storia dei grandi capi del nazismo. E' un giornalista di razza.
E' stato vicedirettore con me in un piccolo giornale, a Torino, massacrandosi per il lavoro: quando io decido di andarmene, lui si dimette dopo cinque minuti, perdendo ogni diritto alla liquidazione. Sono venuto per stare con te e, se non ci sei tu, non mi fermo neanche cinque minuti, mi dice; nessuno riuscirebbe a convincerlo a comportarsi diversamente. Tra tanti, questo episodio dà conto del suo carattere.
E' malato. Si sta battendo contro qualcosa, di cui tutti abbiamo paura. Si batte con orgoglio e noncuranza, consapevole che arriva il momento di battersi per la partita finale.
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