Non mi aveva detto niente, Renato, per tanto tempo. Ma come succede spesso in questi casi, io già sapevo ogni cosa, e lo seguivo, informandomi per telefono, fingendo di essere all'oscuro. Non ci siamo visti per qualche mese. Come ho detto, lui è molto geloso, con chiunque, della sua privacy. Quando decidono di operarlo, vengo a saperlo da altri. E' dicembre, Natale è ancora lontano, lui mi telefona per dirmi che verrà a Milano, da Genova, per farmi gli auguri. Passeggiamo per strada, in piazza San Babila e dintorni, è una serata fredda. Renato mi dice che quest'anno a Natale andrà via di casa per molto tempo, non mi dice dove, parla in modo generico. Non è sicuro di rivedermi, dice, almeno per un po' di tempo, e allora ha deciso di venir su, a salutarmi. So tutto e mi faccio forza. Vorrei piangere. Ma è possibile che tutto finisca così? Lo guardo, non voglio manifestare neanche una piccola emozione. Le poche parole che mi dice sembrano quelle di un congedo. Ho una lama nello stomaco, mentre mi parla in questa fredda serata di dicembre, ci diciamo cose stupide e intanto tutti e due pensiamo che forse non ci rivedremo più, una lama che mi tagliuzza lo stomaco. Sento le lacrime agli occhi mentre lo abbraccio, non voglio che si accorga della mia emozione. Non è difficile, siamo abituati a giocare a poker. Pezzi di vita passati con lui nelle disgrazie e nelle ore di alllegria, e adesso sta forse per andarsene; mi sta dicendo addio. Forse sparisce per sempre e io non posso farci nulla. Non vuole aprirsi e io rispetto la sua volontà. Non gli ho mai chiesto, neanche in seguito, se lui sapesse che io sapevo. E' una fredda, bruttissima serata di dicembre, la passeggiata é lunga, ma lui non vuole parlare di sè, e questo basta. Fingo allegria, gli consegno il mio regalo di Natale. Ci abbracciamo ancora come due fratelli. Arrivederci Cesarino, arrivederci Renato; tutti e due pensiamo che arrivederci forse vuol dire addio. Per fortuna, non è stato così.
L'operazione è andata bene. La ripresa è lenta, tranquillizzante. Renato nel gioco ha prodigiosi recuperi. Di fronte alla malattia, ha avuto una reazione forte. E' difficile fregare un buon giocatore. Ha avuto due interventi insidiosi, li ha superati bene. Adesso che ha deciso di parlarne, ascoltare i suoi racconti è divertente. Ha scherzato tutta la vita, ha preso in giro anche la morte. Ecco cos'è un giocatore.
Renato è un giocatore atipico, senza regole. Non corrisponde certo al ritratto del professionista, impegnato a vincere. A Renato appartiene un'altra filosofia. Non prende sul serio la vita e, come abbiamo visto, neanche la morte. Come potrebbe prendere sul serio il gioco, una partita di azzardo? E' un fuoriclasse. Conosce tutti i segreti e avrebbe ogni qualità apprezzabile, per essere sul campo il miglior giocatore possibile, un guerriero vincitore: tuttavia non gli interessa l'obiettivo finale. E' uno snob. Questo libro potrebbe essere dedicato, nel nome di Renato, a coloro che prendono troppo sul serio la vita, ma hanno una immotivata paura del gioco d'azzardo.
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