lunedì, 20 novembre 2006

Succede, nella realtà, esattamente il contrario di quanto sarebbe auspicabile, Quando state vincendo, pensate che vincere sia un vostro diritto, e volete vincere, vincere, non smettere mai di vincere; non c'è vincita che vi appaia sufficiente. Sembra così facile ed è così bello vincere: tutti vi invidiano e vi ammirano, i valletti (a me non piace molto, ma con questa parola si chiamano i commessi nelle case da gioco) accorrono alla ricerca di una mancia, intanto gli occhi vi sfavillano per il trionfo e, addirittura, vorreste che il croupier tirasse sempre più velocemente la pallina, per permettervi di vincere sempre di più, sempre più rapidamente. Poi qualcosa cambia impercettibilmente, ahi, un colpo perduto, un attimo di irritazione, quasi per uno sgarbo subìto; com'è possibile? Un altro colpo perduto, anche questo infortunio é inatteso: passerà. Un altro ancora: peccato, si poteva consolidare la vincita. A questo punto già state pensando che piuttosto che vincere poco, é meglio tentare ancora: questo vi suggerisce uno spiritello diabolico, contro ciò che afferma la ragione. E lasciate libero il pugile che avete di fronte, che a un vostro cenno si immobilizzerebbe, di colpirvi come vuole; e i soldati avversari, che avrebbero l'obbligo di cessare il fuoco, invece no, continuano a sparare e a sterminare il vostro esercito. Voi non avete la forza - eppure è un vostro diritto, è il vostro vantaggio! - di interrompere il combattimento. E si perde. Ci si arrende. Poteva essere un trionfo, una vittoria, un pareggio nell'ipotesi peggiore; non di rado, finisce in una amarissima, cocente sconfitta. Quando la "detta" è diventata disdetta? Quando si poteva capire che la vincita rischiava di sfumare? Quando gli altri giocatori hanno cominciato a guardarvi compassionevoli?

© Cesare Lanza. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.

postato da: cesarelanza alle ore 07:18 | Permalink | commenti
categoria:069 - infortuni