Avrete probabilmente notato che ho parlato di una serie di qualità invidiabili e difficili da conquistare e utilissime, se si posseggono nella vita. Ecco perchè propongo, non proprio provocatoriamente, che la roulette diventi materia di insegnamento, per i giovani. Così, a scuola, si potrebbe imparare la prudenza, il coraggio, la misura, l'autocritica, l'astuzia, la capacità di vincere la noia; e molte altre belle cose ancora, grazie alla roulette, se riuscissimo a considerarla maestra di vita, anziché uno strumento di dissipazione.
Resta un aspetto misterioso, l'ostacolo più difficile da affrontare. Molti lettori penseranno che questo è il punto debole della mia filosofia di gioco. E forse molti altri penseranno, malignamente, che io neanche abbia considerato questo punto debole, questo aspetto misterioso. Ecco il punto: come si fa a capire quando si è in fortuna e quando no? Quando è arrivato il momento di sferrare l'attaco, e quando è il momento opportuno per ritirarsi? Quando si devono puntare solo ventimila lire, il minimo, e quando dieci milioni?
Se fosse del tutto chiara la risposta, quale gusto ci sarebbe per il gioco? Quale sarebbe il piacere? Diciamo che l'esperienza insegna molte cose. Nel corso della tua partita, ricevi segnali chiari: a poco a poco riesci a capire (con certezza) quando sei proprio in disdetta, e solo l'orgoglio, la testardaggine ti tengono al tavolo - mentre dovresti scappare via. Più difficile, invece, captare quei segnali positivi, che annunciano l'arrivo della buona sorte. A volte i segnali, gli indizi sono contraddittori e beffardi, come in un delitto perdetto, come in un giallo d'autore.
E non bisogna sbagliare il momento! La cattiva sorte può durare a lungo, la buona sorte fa fugaci apparizioni: guai a non cogliere l'attimo fuggente. Già, come si fa? Ricordate quello che diceva il mio amico Giovanni, per il trente et quarante? Bisogna avere l'orecchio musicale. E se non c'è l'orecchio musicale, come si fa? Come si fa, in nome del dio del gioco? Se non avete l'orecchio musicale, è opportuno consolarvi con una battuta. Ci vuole un po' di fortuna. Per capire quando arriva la fortuna, un po' di fortuna ci vuole.
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