Nell'estate di alcuni anni fa, al casinò di St. Vincent, il giocatore più forte di chemin de fer era Fulvio Campanile, un nome famoso appartenente a una famiglia che si è affermata con successo nel settore della moda. L'aggettivo "forte" in questo caso, riunisce varie valutazioni: non solo è il giocatore più audace, ma anche quello che dà interesse e movimento al tavolo da gioco. Gli ispettori se lo coccolano, gli altri giocatori lo temono e allo stesso tempo sperano di trovarselo di fronte in un momento di disdetta perchè Fulvio è disposto, abitualmente, a puntare contro qualsiasi banco; i questuanti alla ricerca di una elemosina o di un prestito, i valletti desiderosi di una mancia gli girano intorno con discrezione perchè è generoso, ma anche taciturno, riservato. Dà l'impressione di non amare le chiacchiere, gli adulatori, le ipocrisie. Ha quarant’anni, schivo fino ad apparire un po' misterioso: anche in questa occasione. Accetta di parlare di gioco, ma non vuole dire nient’altro di sé. So comunque che Fulvio ha una vita interessante, ma tormentata e complicata, ha affrontato esperienze difficili, anche se può essere considerato un uomo affermato, legato con passione a un lavoro importante sul piano sociale. E' di origine napoletana, vive al nord, viaggia spesso.
Parliamo ai bordi di una piscina, la mattina di Ferragosto.
© Cesare Lanza. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.
