Proprio oggi il "Corriere della Sera" pubblica un racconto di Mario Soldati, ispirato da alcune confidenze che Eduardo De Filippo fece allo scrittore: non si distingue bene quale e quanta sia la fantasia, rispetto alla verità. Ho cominciato a leggere il racconto per curiosità, speravo di trovare annotazioni su Eduardo giocatore di chemin. E' la storia di un amore infelice di Eduardo per una sua giovane attrice, Brighi, una ragazza piemontese maritata a un uomo volgare. Eduardo è riamato: la ragazza glielo ha confidato, ma non si concede; inutile ogni corteggiamento. Con l'abilità da ricamatore che caratterizza il suo stile narrativo, Soldati svela a poco a poco la verità che Eduardo a suo tempo scoprì casualmente, durante un viaggio in treno. La giovane Brighi, malata irrimediabilmente di cuore, era consapevole di essere predestinata a una morte precoce; probabilmente per questo motivo si negava, senza spiegazioni, all'amore del grande attore. Si negava e basta, con ostinazione e disinteresse. Eduardo, pur di averla, si era spinto a proporle il ruolo di prima attrice nella sua compagnia, a patto che si separasse dall'importuno marito.
Intorno alla trama della sfortunata vicenda amorosa, si scopre un Eduardo giocatore. I ricordi di Mario Soldati si riferiscono agli ultimi anni cinquanta. "Verso la fine di ottobre Eduardo aveva riunito la compagnia a Montecatini. Aveva cominciato le prove in uno stato di abbattimento, che, fino allora, ossia fino a cinquantun anni, non aveva mai sperimentato. Alle sette, appena finite le prove, partiva con la sua fuoriserie, e ritornava soltanto all'alba, o addirittura la mattina dopo" scrive Soldati. "Genova, Sanremo, due ore e mezzo di macchina: cinque in tutto. Tornava esausto dalla fatica, distrutto dal bisogno di sonno: e, per ciò stesso, liberato almeno al momento dall'inconscio esame di coscienza che ogni uomo fa coricandosi. Si gettava sul letto tra i fantasmi dello chemin: nove e otto, nelle più varie combinazioni, confusi e sovrapposti alle fisionomie degli avversari, vittoriosi o perdenti che fossero."
© Cesare Lanza. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.
