La storia di Fulvio giocatore è molto insolita. Ha scoperto il gioco molto tardi, appena un anno fa. "Fino a un anno fa contestavo mio padre. Non mi piaceva affatto la sua vocazione per il gioco; non la capivo, la avvertivo come un elemento di diversità, di estraneità e di lontananza. Intendiamoci bene: mio padre, un uomo straordinario, non ci ha mai fatto mancare nulla, in famiglia. Ma io sento che un suo rimpianto, forse, è stato quello di aver messo al mondo dei figli, che pure ama tantissimo. Senza figli, mio padre probabilmente avrebbe dedicato molta parte della sua vita al gioco."
"E' un pensiero, cioè il presentimento di una vocazione, che avvertono molti giocatori".
"Mio fratello si è appassionato presto al gioco, come mio padre. Io amo mio padre, naturalmente, ma l'ho a lungo contestato. Come succede spesso, tra padri e figli. Amato e stimato e, allo stesso tempo, contestato. Poi, un anno fa, per caso, il gioco è entrato anche nella mia vita."
Fulvio abitava allora a Biella, in una città distante mezz’ora di viaggio, in auto, da Saint Vincent. Nell'estate del '94, tornava dalla Francia in compagnia di un amico. All'uscita di Saint Vincent - Chatillon, i due decisero per curiosità di concedersi una piccola sosta e di dare un'occhiata alla casa da gioco. Una volta dentro, quasi subito si accese la scintilla.
"Giravo le sale con curiosità, davo un'occhiata ai vari giochi: niente attirava particolarmente il mio interesse. Poi mi fermai vicino a un tavolo da chemin de fer."
Dopo breve tempo, questa è la sua storia singolare, Fulvio è diventato un campione, in questo gioco; tra i primi in Italia, dunque nel mondo. Probabilmente non ne è consapevole: non ha quasi conoscenza delle altre case da gioco. Ma ha imparato e conosce perfettamente le regole: sa che è indispensabile imporre al tavolo la propria legge.
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