lunedì, 18 dicembre 2006

"Fino a che punto è importante, a chemin de fer, una notevole disponibilità di denaro?" gli chiedo.
"Purtroppo è fondamentale. Una condizione inesorabile, indispensabile. Secondo i miei calcoli è necessaria una somma almeno dieci volte superiore a quella che si intende vincere. In linea generale. I colpi di fortuna non c’entrano, come sai."
"Serve per controllare lo sviluppo del gioco?"
"Naturalmente."
"Pur tra le numerose distinzioni possibili," gli dico "io divido i giocatori di chemin de fer in due grandi categorie, i banchieri e i puntatori. Ebbene, ti ho osservato a lungo, con attenzione. Ti piace tenere il banco e non lo cedi quasi mai: tieni il banco fino alla caduta. Di solito, non passi la mano. Sei, dunque, un tenace banchiere. Però, secondo la mia valutazione, la tua vera identità è quella del puntatore."
"E' così."
"Perchè sei attratto dal gioco d'azzardo?"
Fulvio riflette solo qualche istante.
Intuisco che questa riflessione, ovviamente, non gli è nuova. Ogni giocatore, se è consapevole che il gioco cambia la vita, si pone questa domanda. "Per due motivi, credo” risponde. “Il primo è che sono attirato, come tanti, dall'azzardo e dal rischio. Dalla sfida, dalla curiosità verso qualcosa di non regolabile e tanto meno dominabile; né prevedibile. Forse è il desiderio di conoscere il proprio destino, di poter influire, di poter condizionarlo. Il secondo motivo, certamente, è la riscoperta del rapporto con mio padre: una rivalutazione della sua personalità attraverso la conoscenza di tutto ciò che soprattutto avevo avversato in lui, cioè la passione per il gioco."
"Ma per quale ragione ti attira, in particolare, lo chemin de fer?"
"Ad attrarmi è certamente la competizione, tra i giocatori. A parte lo chemin, credo dunque che solo un altro gioco d'azzardo potrebbe conquistarmi fortemente, il poker."

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postato da: cesarelanza alle ore 06:59 | Permalink | commenti
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