mercoledì, 10 gennaio 2007

Due professori, Guido Sarchielli - ordinario di psicologia a Bologna - e Paolo Dallago - sociologo a Trento - hanno pubblicato un saggio sulla rivista "Psicologia contemporanea", in cui fanno letteralmente a pezzi la figura del giocatore. Il giocatore, assicurano, si crede onnipotente, ha bisogno di sensazioni forti; ed è divorato dal senso di colpa verso il padre. Secondo Sarchielli e Dallago i modelli di riferimento sono tre: il comportamentista, il cognitivista e quello psicoanalitico.
Il comportamentista è legato al cosiddetto "schema di rinforzo" delle vincite: in parole povere, vincere sempre di più. Chi punta, vuole sentire una straordinaria eccitazione, e tanto più gode quanto più denaro punta. Sarchielli e Dallago rilevano che i forti giocatori tendono a tirare fuori il loro denaro all'ultimo momento: ciò aumenterebbe eccitamento e tensione.
Il cognitivista si crede imbattibile, esperto, capace e potente. (Tra parentesi, mi chiedo mentre scrivo: sarò per caso un esemplare cognitivista? Ma no! Non vi ho forse confidato anche i limiti, i punti deboli dei giocatori? E la caducità delle mie teorie?). Il cognitivista é un immaturo che si crede onnipotente, o guidato da una istintiva abilità o perchè dotato di una qualità sovrumana. Le vincite sono il frutto inevitabile dell'abilità; le perdite diventano uno stimolo per reecuperare, giocando più violentemente.
Quanto al terzo modello per capire il giocatore, puramente psicoanalitico, si arriva alla conclusione che l'amore per il rischio è una forma di autopunizione (questa, però, l'abbiamo sentita tante volte), un modo per espiare i sensi di colpa derivati dai sentimenti di odio-amore verso il padre.

© Cesare Lanza. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.

postato da: cesarelanza alle ore 06:56 | Permalink | commenti
categoria:089 - tre modelli di giocatore