venerdì, 12 gennaio 2007

Il lavoro di Sarchielli e Dallago è intelligente, ricco di acute osservazioni, di intuizioni su cui vale la pena di riflettere. E' pieno di provocazioni stimolanti. Ma, per quel che ne penso io, alla fine si ritorna al mio punto di partenza. Perché valutare un uomo, per giudicarne l'eventuale attitudine all'autodistruzione, solo nel momento in cui gioca e rischia il suo denaro? L'analisi della debolezza o della forza dell'animo umano si può anche sviluppare utilmente, partendo dal momento in cui l'uomo decida di sposarsi, o di scegliere un lavoro, o di attivare o rompere un'amicizia, o di impegnarsi in qualsiasi altro comune episodio della nostra vita. E su quando lo faccia e perchè lo faccia. Quanto all'assunzione di un rischio - come ormai ci siamo detti un'infinità di volte - non sono minori, rispetto a quelle che ci assumiamo con semplici puntate di denaro. Si scoprirebbero forse tendenze a morbosità più preoccupanti, se i comportamenti fossero analizzati a fondo. Non è invece necessariamente malato, o vizioso, chi decida di affrontare il rischio, anche abituale, a un tavolo di gioco.
La mia opinione, già espressa, è che il gioco possa essere un addestramento utile ad affrontare le difficoltà della vita, con una corazza particolare. Può essere terapeutico. Miliardi di persone ogni giorno entrano nelle case da gioco o puntano denaro nelle lotterie, negli ippodromi, dovunque, in tanti sciocchi modi: la maggior parte non conosce le regole, scommette per divertimento (e questo non è deplorevole), o per l'illusione di procurarsi facilmente un po' di denaro, o per rifarsi di perdite precedenti, o semplicemente per noia: convengo che queste ultime motivazioni possano risultare pericolose, distruttive.
Pochi hanno riflettuto su un punto di partenza elementare: il gioco ha le sue regole; conoscerle e rispettarle può essere di grande aiuto; alla fine il gioco è una sfida - questo per me è il gioco - tra l'intelligenza, la forza del proprio animo e le difficoltà da superare. Difficoltà estenuanti, insidiose, complesse: come tutto nella vita. Se un giocatore si applica al gioco con questa mentalità, nel gioco può trovare stimoli e sollecitazioni per rafforzare il proprio carattere, aguzzare l'intelligenza, arrivare all'equilibrio infine da tutti sognato: vivere con saggezza, con prudenza o con audacia, in relazione alle diverse opportunità.
Alla roulette ci si batte, come abbiamo visto, contro una macchina.
Il fascino che avverto è esattamente questo, addestrare i nervi a una capacità di resistenza uguale o superiore a quella della macchina. Mi auguro che il professor Sarchielli e il professor Dallago non chiedano di prendermi in cura, a questo punto.

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postato da: cesarelanza alle ore 06:56 | Permalink | commenti
categoria:090 - il gioco una sfida