A Scorsese ho scritto una lettera di ringraziamento. Che Martin ne sia o no consapevole, il suo film espone in modo spettacolare una filosofia sul gioco, che illustro da molti anni. Il film racconta, come si sa, una storia vera. I due formidabili protagonisti sono Robert De Niro, uno scommettitore perfezionista e praticamente infallibile, gestore di un casinò di Las Vegas, e Joe Pesci, un gangster scolpito nella ferocia e nel cinismo. I due bravi ragazzi attraversano in modo glorioso e vincente tutte le difficoltà legate direttamente all'azzardo e, di conseguenza, al denaro che scorre a fiumi intorno alla casa da gioco. A una certa svolta delle loro imprese rischiano tutto, e tutto puntano, anche la vita, sulla passione per una bella ragazza, la più inaffidabile ragazza di questa terra (sia pure con l'avvenenza di Sharon Stone), una prostituta drogata e priva di qualsiasi riferimento morale. Il messaggio del film di Scorsese è dunque questo e coincide largamente (ecco spiegata la mia gratitudine) largamente con la mia visione delle cose. L'azzardo vero non è nelle case da gioco, bensì nelle situazioni della vita. Innamorarsi incautamente, ad esempio, come succede nella storia vera di Las Vegas tradotta in un film da De Niro e Pesci, può rivelarsi assai più pericoloso di qualche puntata alla roulette.
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