Nel film di Scorsese, la possibilità che un giocatore possa vincere non è neanche presa in considerazione. La casa da gioco è descritta come un luogo che offre sogni in cambio di contanti, svuota implacabilmente i portafogli di tutti. Peggio: offre denaro e possibilità di arricchimento a tutti, salvo che ai giocatori. Questa è una visione molto americana del gioco d'azzardo, considerato imprenditorialmente (e giustamente) alla stregua di un qualsiasi colossale business, un divertimento da spalancare alle masse, un prodotto da vendere nè più nè meno come il fast food, un disco, i blu jeans. Il mondo ha bisogno di vestirsi? Ecco camicie e pantaloni di tela. Ha bisogno di alimentarsi? Ecco hamburger e hot dog. Ha bisogno del brivido del gioco? Ecco le slot machines, definite una volta come rapinatori con un braccio solo (adesso, per puntare, basta premere un bottone). E così, come jeans e panini, le slot ormai dilagano dovunque: tra vent'anni il casinò di stampo tradizionale, con i nobili giochi d'origine francese, forse non esisterà più. Le macchinette infatti rappresentano un affarone: sono programmate per assicurare alla casa da gioco una vincita sicura e richiedono, per la manutenzione, pochissimo personale, eliminano i costi, escludono grane sindacali. I tavoli di roulette, di dadi, e di black jack comportano invece per le case da gioco, oltre a un certo rischio (teoricamente, come è successo, un giocatore fortunato e abile può anche sbancare il casinò), anche grossi costi di personale e puntuali vertenze di lavoro.Anche prima delle slot machines, gli americani avevano inflitto alle tradizionali regole del gioco un altro bel pugno devastante, aggiungendo alla roulette un numero in più, il doppio zero, allo scopo di ridurre le possibilità di vincita per i giocatori e di incrementare le chances, e di conseguenza i guadagni, per il banco.
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