Blanc inventa e dirige la Sbm, la mitica Societé des Bains de Mer, che tuttora comprende e gestisce gli interessi dei Grimaldi. L'idea giusta è quella di lanciare un grande casinò, e dunque il principato, mettendolo al centro di grandi alberghi, ristoranti, attrazioni d'ogni genere, spettacoli con i più famosi attori e cantanti del mondo. Accorrono i nobili d'ogni Paese, principi annoiati e baronesse in carrozzella, e non solo i più ricchi pescecani dell'epoca, armatori, costruttori, ma come sempre avviene speculatori e affaristi d'ogni risma, sfaccendati di varie carature, inevitabilmente gli intellettuali amanti della dolce vita, vecchi generali in pensione, avide cortigiane e splendide prostitute di infimo e altissimo livello. E' il trionfo, il successo del casinò legato alla mondanità (o viceversa). Blanc muore ricchissimo e la moglie e i suoi eredi ne continuano l'opera.
La seconda rivoluzione nel gioco d'azzardo arriva dagli Stati Uniti, prima della seconda guerra mondiale. La racconta Warren Beatty nel suo film "Bugsy", dedicato alla leggendaria figura di un gangster della mafia. Bugsy, per mera megalomania e senza alcuna consapevolezza imprenditoriale, ha un'altra idea giusta. E' un pioniere. Inventa Las Vegas, costruisce il primo grande albergo-casinò nel deserto. Il gangster inconsciamente si avvicina alla futura filosofia americana di marketing, rivolta alle masse. Il gioco, pensa Bugsy, è un consumo come gli altri: perchè deve essere riservato a una fascia limitata di clientela? Nasce l'idea di un grande albergo, che proponga gioco e divertimento ad un pubblico più ampio e appetitoso (a un "target", come oggi si dice, più interessante). Un albergo con grandi servizi: ristoranti, locali notturni, piscine, spettacoli, divertimenti offerti a chiunque abbia un bel po' di soldi da spendere. L'intuizione inprenditoriale di Bugsy (nella vita d'ogni giorno uno spietato gangster) è il primo seme di Las Vegas e di Atlantic City,
i paradisi del gioco d'azzardo. Oggi a Las Vegas le case da gioco, nei grandi alberghi sempre più faraonici, sono quasi duecento: l'ultimo giro di affari annuo - 1996 - supera i quindici miliardi di dollari, una cifra inferiore (nel mercato divertimento) solo a quella di Disneyworld.
Purtroppo, a differenza di monsieur Blanc a Montecarlo, mister Bugsy a Las Vegas è assolutamente incompreso. Ci rimette la pelle. Estenuati dagli investimenti che appaiono senza fondo e senza ritorno, i suoi compari di mafia lo fanno fuori senza pietà. Il gangster può godersi solo, con parziale soddisfazione, la prima serata di gala del suo gioiello, stroncata da un diluvio. La gloria e i soldi toccheranno ad altri.
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